Protesta degli spiaggini a Formia, la risposta ai balneari: “Sfruttati e sottopagati”

La Fgc di Latina e del sud Pontino risponde ai gestori degli stabilimenti balneari.

“Innanzitutto, rigettiamo la sterile accusa di aver strumentalizzato politicamente la manifestazione. Piuttosto è tristemente vero che, ancora una volta, dalla parte dei lavoratori ci sono stati soltanto i comunisti. Nessun’altro al di fuori di noi, fra i vasti schieramenti della politica locale, ha speso una parola in merito alla protesta che ha attraversato le strade di Formia. Nessun commento da parte delle amministrazioni locali, o da parte dei partiti: hanno scelto tutti di fare finta che questa manifestazione non sia mai avvenuta, nonostante l’enorme risonanza che ha avuto. In continuità con una lunga serie di amministrazioni che sono andate a braccetto con la categoria dei balneari, ai quali tutto è sempre concesso nel nome della “riuscita della stagione turistica”, le amministrazioni attuale ha scelto di tacere. In questo quadro, non è certo nostra la colpa se siamo l’unica voce fuori dal coro.


Detto ciò, il problema è serio e va affrontato di petto, senza ricorrere a scorciatoie. I rappresentanti locali del SIB  – G. Di Russo per Formia e G. Riciniello per Gaeta – ci hanno invitato a dialogare con loro sforzandoci di comprendere le ragioni dei balneari, affermando poi che se ci sono stati casi di effettivo sfruttamento dei lavoratori sono stati casi isolati e sfuggiti ai controlli e che dunque il problema non andrebbe generalizzato.

Senza permetterci di entrare nel merito delle strutture che a loro competono personalmente, invitiamo i rappresentanti del SIB a informarsi meglio sulla situazione reale. Lo sfruttamento dei giovani lavoratori sul nostro litorale, da Gaeta a Scauri, non è l’eccezione ma la norma. Un giovane che lavora in spiaggia accetta di lavorare ogni giorno per una media di 12 ore (dall’apertura alla chiusura dello stabilimento), per un salario che mediamente ammonta a 30 euro. Dalla nostra inchiesta è emerso che le eccezioni, rarissime, sono proprio quegli stabilimenti in cui i diritti basilari dei lavoratori vengono rispettati. Le “assunzioni” avvengono con contratti che falsificano la verità. I controlli saranno anche “serrati”, così come li definiscono i rappresentanti del SIB, ma la verità è che i lavoratori ogni anno semplicemente “imparano” quello che, in caso di controlli dell’Ispettorato del Lavoro o della Guardia di Finanza, dovranno raccontare riguardo l’orario di lavoro, l’assunzione o il salario. Il SIB, con finta sorpresa, esprime disappunto per la mancanza di dialogo prima della protesta, ma le condizioni per questo dialogo non si sono mai create: i lavoratori che chiedono maggiori diritti vengono semplicemente rimpiazzati nella stagione successiva o addirittura in quella ancora in corso. Questa è la condizione contro cui abbiamo scelto di protestare, nota a tutta la cittadinanza: quella di un lavoro stagionale che, essendo precario per definizione, non ammette diritti per i lavoratori. E certo la verità non si può dissimulare fingendo di cadere dalle nuvole.

Infine, veniamo invitati a ‘comprendere le difficoltà degli imprenditori’. A nostro parere, si assiste qui a un goffo tentativo di paragonare i concessionari degli stabilimenti balneari ai piccoli imprenditori che a causa della crisi rischiano di chiudere la bottega sotto casa. Nulla potrebbe essere più distante dalla realtà, poiché non è certo per le presunte difficoltà economiche dei balneari che agli spiaggini viene chiesto di lavorare in condizioni disumane, ma soltanto per ottenere maggiore profitto sulle spalle di chi lavora. Comprendere le “difficoltà” dei balneari per noi non può e non deve significare in nessun modo una giustificazione della situazione attuale e dello sfruttamento dei lavoratori. Se un dialogo deve partire, esso dovrà avere come punto di partenza indiscutibile il riconoscimento di tutti i diritti e le tutele previste dalla legge nei confronti dei lavoratori, che allo stato attuale non sono garantite nella maggior parte degli stabilimenti. Se non si parte da qui, se si continuerà a chiedere ai lavoratori di rinunciare ai propri diritti per andare incontro ai presunti problemi di quella che finora è stata una cerchia di privilegiati che ha tenuto in scacco il territorio, allora non si potrà parlare di dialogo, ma solo dell’ennesima vittoria di chi per anni ha lucrato ingiustamente sul nostro sudore”.

 ***ARTICOLO CORRELATO*** (In corteo per dire “Basta allo sfruttamento” – 20 settembre 2014 -)