Il Comandante dei Vigili appeso a un parere

vigiliSarà un parere legale a decidere il futuro di Massimo Marini, il comandante della Polizia Locale che si è visto annullare il concorso che l’ha portato alla nomina. La Giunta ha deciso di rivolgersi a un esperto giuslavorista, dando seguito a una specifica mozione consiliare, per capire come comportarsi: se mandare a casa Marini e rifare il concorso per il Comandante della Polizia Locale, se collocare Marini in altra mansione o se lasciare tutto così com’è.

A novembre scorso il Consiglio di Stato ha ribaltato le sentenze del 2011 confermando dunque quanto sancito l’anno precedente dal Tar: il concorso per il posto da comandante della Polizia Locale era illegittimo. Marini era stato anche condannato a pagare 5.000 euro di spese.


La sentenza dei giudici della Sezione Quinta presso il Tribunale di Roma è stata pubblicata solamente a marzo di quest’anno ed ha aperto un vulnus che non è stato ancora sciolto.

Tutto risale al decreto sindacale 78 del 2006 con cui il sedicente professor Papadia fu incaricato di predisporre concorsi per 4 dirigenti, tra cui quello del Comandante dei Vigili. Vinse Massimo Marini, ma il secondo in graduatoria, Massimo Giannantonio fece ricorso al Tar contestando i criteri con cui fu fatto il concorso. Nel 2010 il Tar diede ragione a Giannantonio, che fu nominato Comandante dal Sindaco D’Alessio. L’anno successivo, come detto, nuovo colpo di scena: il Consiglio di Stato dichiara il Tar incompetente e di fatto annulla la sentenza di primo grado. Marini tornerà di lì a poco al suo posto.

Adesso, ecco l’ennesima svolta. Il Consiglio di Stato ha condiviso “l’impostazione seguita dal primo giudice, il quale ha ritenuto sussistente, nella specie, interesse ad impugnare gli atti di indizione del concorso e relativi alla sua regolamentazione”. Contestato anche l’operato del Comune: “È inverosimile il fatto che un’amministrazione di dimensioni non minimali non sia in grado di gestire autonomamente un procedimento della delicatezza propria di un concorso pubblico”. Per non parlare di quanto scrivono i giudici su Papadia: “Non è dato conoscere in realtà in base a quali elementi sia stato accertato il reale possesso di tali requisiti, oggi pesantemente messo in discussione anche in sede penale”.