Formia, la via dell’amianto a Mola. Il Comune non si oppone all’abuso, arriva l’esposto in Procura

Formia, la via dell’amianto a Mola. Il Comune non si oppone all’abuso, arriva l’esposto in Procura
Lo striscione, apparso accanto a uno dei luoghi dell'amianto in via Abate Tosti, che recita: 'Liberaci dall'amianto'"

Lo striscione, apparso accanto a uno dei luoghi dell’amianto in via Abate Tosti, che recita: ‘Liberaci dall’amianto'”

LA VIA DELL’AMIANTO – Via Abate Tosti a Formia può essere ‘ufficialmente’ ribattezzata la via dell’amianto. Anche se si potrebbe allargare ancora di poco il raggio coinvolgendo la ex d’Agostino, via delle Fosse e l’ex mattatoio, per considerare un intero quartiere completamente ricoperto di amianto. Anche per questo motivo è arrivato un altro esposto alla Procura della Repubblica di Cassino. Ma questa è una storia che vale la pena raccontare dal principio.

L’ANTEFATTO

*Il vicesindaco e assessore  Maria Rita Manzo*

*Il vicesindaco e assessore Maria Rita Manzo*

La zona coinvolta è densamente antropizzata. Non abbiamo alcuna intenzione di convivere con fattori di rischio per la salute pubblica”. Con queste parole si chiudeva un comunicato stampa del vicesindaco di Formia Mariarita Manzo, emesso più di tredici mesi fà, relativamente alla presenza di svariati metri quadrati di eternit a cielo aperto nel quartiere storico di Mola. Ultima parola sulla vicenda. Un pericolo costante per la salute pubblica dei residenti dello storico e caratteristico borgo formiano, contro il quale, questi ultimi, sono svariati anni che combattono. Così, ormai all’esasperazione, proprio al principio dell’estate dell’anno scorso comparve uno striscione su uno dei balconi di uno degli edifici interssati dalla presenza dell’eternit, praticamente circondato. Uno striscione che recitava: “Liberaci dall’amianto”. E perciò la replica dell’assessore Mariarita Manzo che, tra le altre cose, ricordava anche come “la situazione è nota e il Comune si è già mosso da tempo”.

I CASI DI TUMORE A MOLA E LA SENTENZA ETERNIT

"Processo Eternit a Torino"

“Processo Eternit a Torino”

E in effetti il Comune si era già mosso da tempo, ma con un comportamento piuttosto ambiguo. E facciamo un passo indietro per capire le evoluzioni di una vicenda che costringe decine di famiglie, oltre che gli alunni di una scuola (Vitruvio Pollione), e in uno dei borghi più caratteristici della città, a convivere con una vera e propria bomba ecologica. Da ricordare, senza alcun nesso di causa finora accertato, che possono contarsi almeno dieci casi di tumore in altrettanti anni nell’area.

A questo proposito vale la pena citare la vittoria ottenuta dal pubblico ministero della Procura di Torino, Raffaele Guariniello, che nel febbraio del 2012 riuscì a far condannare (in primo grado) i due industriali dell’azienda Eternit Group in Italia, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, a 16 anni di reclusione ciascuno, e ad un maxi-risarcimento di 25 milioni di euro, per aver causato la morte di diverse migliaia di persone, tra coloro che lavoravano negli stabilimenti della Eternit Group in Italia e coloro residenti nei Comuni sede degli stabilimenti: disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Insomma l’eternit uccide.

"La tettoia di eternit dell'ex ristorante 'La taverna di Mola'"

“La tettoia di eternit dell’ex ristorante ‘La taverna di Mola'”

IL SEQUESTRO DEL 2009 DE “LA TAVERNA DI MOLA”

E lo sapeva bene la polizia provinciale di Latina quando nel 2009 pose sotto sequestro la tettoia dell’ex ristorante “La Taverna Mola di Mola” ubicata su suolo del demanio marittimo con le seguenti motivazioni: “copertura di un ristorante Taverna di Mola … realizzata in lastre di fibrocemento, contenenti fibre di amianto pe rcirca 60 mq, dette lastre, come da nota 957 – F del 27/05/2009 presentano crepe e lesioni evidenti” e ancora “Allo stato attuale la parte superiore è quasi totalmente ricoperta di vegetazione riconducibile a vite americana. Peraltro detta copertura è a ridosso di un immobile di civile abitazione e comunque in area antropizzata, motivo quindi dimolestie sotto il profilo psicologico in ordine al rilascio di fibre di asbesto“.

"L'ex ristorante 'La Taverna di Mola'"

“L’ex ristorante ‘La Taverna di Mola'”

LA SENTENZA DI ABBATTIMENTO DEL 2010 DEL TRIBUNALE DI LATINA, MA IL COMUNE NON MOLLA

Passa un solo anno e nel 2010 il Tribunale di Latina, presso la sezione distaccata di Gaeta, ordina con un’apposita sentenza la rimozione “a condizione che il titolare dell’area lo consenta”; il titolare dell’area è il Comune di Formia che però non consente la demolizione, nonostante la richiesta di sospensiva della sentenza stessa sia stata rigettata dalla Corte di Appello di Roma. Ma c’è di più, perchè non solo il Comune si oppone all’abbattimento di questa bomba ecologica, ma nel frattempo ne dispone un nuovo utilizzo programmando la realizzazione di nuove opere.

Fortunatamente arriva una nuova sentenza del tribunale di Latina che impedisce qualsiasi nuova opera. In seguito sia il Comune di Formia che la Regione Lazio hanno revocato in autotutela le loro autorizzazioni (mentre il Tar di Latina ha rigettato la richiesta di sospensiva contro questi provvedimenti).

"L'area oggetto dell'ordinanza 233, dove la precedente copertura in eternit è stata sotituita da una in tegole"

“L’area oggetto dell’ordinanza 223, dove la precedente copertura in eternit è stata sotituita da una in tegole”

TRE ORDINANZE E UN SOLO ABBATTIMENTO – Tornando alla storia recente, anzitutto vale la pena ricordare che le tettoie in eternti nel raggio di pochi metri quadrati a brevissima distanza come detto dalla scuola “Vitruvio Pollione” e dalla Torre di Mola, sono ben tre. Anzi erano tre, perchè nel frattempo solo una, la più piccola, è stata abbattuta. Ovvero quella in un ristretto  spazio al civico 40 di via Abate Tosti, di proprietà di un uomo originario di Ponza, come disposto dall’ordinanza sindacale firmata dall’attuale sindaco Sandro Bartolomeo, numero 223 del 20 giugno 2013.

"L'eternit del casolare diroccato di via Abate Tosti"

“L’eternit del casolare diroccato di via Abate Tosti”

Ma restano ancora irrisolte le situazioni più gravi, quelle delle altre due tettoie, come detto quella che copre la ex “Taverna di Mola”, al civico 29, e quella lato via Abate Tosti, che ricopre l’enorme caseggiato diroccato al civico 23, 25 e 27. Per queste due enormi coperture in eternit furono emesse due ordinanze, le numero 19 e 20, il 23 aprile del 2013, dall’allora sindaco Michele Forte. Relativamente alla copertura dell’ex ristorante l’ordinanza coinvolgeva la società “Goldin Addolorata & C. Sas”, titolare dell’attività di ristorazione e addirittura il direttore pro-tempore dell’agenzia del demanio marittimo, a effettuare una verifica tecnica sulla pericolosità dell’area e a procedere in ogni caso alla bonifica della stessa.

Stesso discorso, quindi verifica tecnica e bonifica, per la copertura del casolare, la cui ordinanza fu notificata ai ben 28 comproprietari che sono: Angelo Fulgenti, Annarita Fulgenti, Francesca Tatta, Elena Villa, Filomena Villa, Rinaldo Di Nucci, Ennio Villa, Anna Monghese, Ugo Villa, Michela Di Nucci, Adriana Balducci, Mafalda Di Nucci, Giulio Di Nucci, Marco D’Onofrio, Alessandra Maria Di Nucci, Anna Di Nucci, Rosalba Di Nucci, Maria Di Nucci, Patrizia Di Nucci, Marco Di Nucci, Eliana Di Nucci, Giulio Di Nucci, Raffaele D’Onofrio, Roberto D’Onofrio, Piero Di Nucci, Giovanni Tortora, Carmela Tortora e Maria

Di Nucci. Ma i proprietari, contrariamente a quanto esposto dai residenti, fanno effettuare una perizia giurata dal perito chimico dottor Francesco Di Folco, e nel frattempo quasi tutti ricorrono al Tar contro l’ordinanza. L’esito della perizia di parte scongiura di fatto rischi per la salute, affermando, tra le altre cose, “un discreto stato di conservazione dei manufatti e comunque non difforme dalle normative vigenti”. Tuttavia l’abbandono dei luoghi resta evidente.

"Particolare della tettoia in eternit"

“Particolare della tettoia in eternit”

Stesso discorso anche per la società titolare dell’ex attività di ristorazione che fà redigere una perizia sulla tettoia. Anche in questo caso non emergerebbero criticità. Contrariamente invece a quanto emerge dalla controperizia dei residenti dell’edificio di pertinenza del locale.

Crepe, infiltrazioni e degrado del materiale fanno pensare a una situazione tutt’altro che tranquilla. Ora, le tettoie restano dove sono, e a nulla sono servite le ordinanze, la sentenza di abbattimento del tribunale di Latina e il sequestro della polizia provinciale. La battaglia è tutta opera dei residenti che i casi tumorali ce li hanno dentro casa. E anche le relative ordinanze stesse arrivano solo dietro i loro esposti. Che fino ad oggi tra battagli legali e proteste non sono serviti a niente. E anche il Comune è rimasto inerme, anzi nel tempo si è opposto all’abbattimento, addirittura progettando nuove idee per le volumetrie sotto accusa. Ma non finisce qui.

IL COMUNE CONTRO L’ABBATTIMENTO DELL’OPERA ABUSIVA: L’AUTORIZZAZIONE, LA DIFFIDA, L’ESPOSTO – Infatti per la struttura abusiva, con copertura in eternit, c’è una concessione in sanatoria, rilasciata dall’ufficio vincoli del Comune di Formia, Erasmo Cannavale, che decadeva però al momento della cessazione della concessione demaniale. Che in effetti come detto è scaduta il 31 dicembre del 2009. Insomma, tornando al principio di questa storia, nonostante anche l’attuale amministrazione abbia espresso volontà di salvaguiardia della salute pubblica, è rimasto tutto com’era. Ed infatti è già partito un nuovo esposto alla Procura della Repubblica di Cassino dove, oltre a ricordare quanto appena raccontato relativamente a questa vicenda, si aggiungo alcuni capitoli relativamente ai giorni nostri.

"Il cartello del ristorante de 'La taverna di Mola' di proprietà della Goldin Sas"

“Il cartello del ristorante de ‘La taverna di Mola’ di proprietà della Goldin Sas”

Ora, secondo la propietaria della porzione dell’edificio contiguo all’ex ristorante Taverna di Mola, la vecchia società, già titolare di concessione demaniale, sarebbe in procinto di realizzare nuove attività commerciali, in una struttura che, ricordiamo, è abusiva e peraltro un pericolo per la comunità. Tutto ciò trovando addirittura la sponda degli uffici comunali. Infatti nell’ultima diffida inviata al Comune di Formia (settore urbanisitica, sindaco e polizia locale) e all’agenzia del demanio, si legge che proprio il Comune di Formia, nelle persone del dirigente all’urbanistica Sisto Astarita e di Erasmo Cannavale, avrebbero consentito sempre alla Goldin Sas, di “eseguire le opere nei limiti della semplice sostituzione del manto in eternit esistente, senza modifiche delle altezze esistenti con pannelli onduline sottocoppo di tipo precario”.

Eppure la proprietaria, signora Lombardi non ha mai autorizzato tale operazione, e comunque c’è una sentenza di abbattimento in vigore per un’opera abusiva, e inoltre la concessione è scaduta. “Pertanto – si legge a conclusione della diffida – resta evidente che, ancora una volta, con meri espedienti formali si vuole consentire illegittimamente la realizzazione di opere in area interdetta, perchè a meno di mt. 5 dal mare, ed in violazione delle distanze tra edifici con inosservanza e spregio delle norme civilistiche e urbanistiche; Tanto premesso si DIFFIDANO codeste amministrazioni, ciascuno per la rispettiva competenza, a consentire la realizzazione di qualsiasi opera sul suolo demaniale in violazione del diritto di proprietà di Lombardi Maria Teresa ed in particolare delle distanze tra edifici sia orizzontali che verticali; INVITANO le amministrazioni in indirizzo a consentire la esecuzione della sentenza n. 287/2010, autorizzando la demolizione della veranda realizzata abusivamente  in aderenza alla proprietà esclusiva della Lombardi”.

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