Lenola, i lupi tornano a razziare. Ed i rimborsi rimangono nel cassetto

Lenola, i lupi tornano a razziare. Ed i rimborsi rimangono nel cassetto
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*Uno dei pony straziati a Ferragosto*

L’ennesimo bagno di sangue, nella notte di Ferragosto, è risultato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: proprio a margine, via all’esposto-denuncia contro il Parco regionale dei Monti Aurunci, presentato ai Carabinieri della Stazione di Lenola.

E non tanto per i tre splendidi esemplari di ‘pony d’Esperia’ ammazzati questa volta. Solo per rimanere agli ultimi due anni, l’allevatore in questione, il lenolese F.M., si è visto sbranare circa cento capi. Cavalli assaliti, dilaniati. E (tanti) soldi andati in fumo. Senza che vengano rimborsati da chi di dovere, nonostante il malcapitato abbia tutte le carte alla mano: gli autori delle ripetute stragi erano – sono – lupi. Niente cani inselvatichiti.

Lupi veri, anche se secondo i riscontri in ‘formato maxi’, di una stazza almeno fino a qualche anno fa mai vista a certe latitudini. Ma, si sa, le dimensioni non contano: nello specifico la questione, e con essa il denaro dei risarcimenti, ruota tutta intorno all’inquadrare o meno gli attacchi in serie – ripetuti tanto nel Parco Aurunci che nel ‘fratello’ Parco Ausoni – in quelli derivanti da fauna selvatica, in questo caso appunto lupi.

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*Un esemplare immortalato lo scorso anno nella frazione lenolese*

Seppur non si volessero prendere per buone le testimonianze oculari del diretto interessato, che quegli animali s’è l’è trovati di fronte più volte, trascorrendo notti insonni appollaiato sugli alberi della frazione lenolese di Camposerianni a guardia della propria mandria, sono sicuramente da accogliere con il dovuto riguardo quelle degli esperti.

Come ad esempio gli specialisti dell’Università di Napoli, ateneo a cui in passato erano stati inviati diversi campioni di pelo rinvenuti sui luoghi delle mattanze. La risposta? ‘Canis Lupus’. La stessa per cui, esaminando tracce e carcasse mutilate, avevano optato in diverse occasioni anche i veterinari. Oltre che l’occhio elettronico delle ‘trappole’ ad infrarossi installate nella zona, ricadente nel Parco dei Monti Aurunci: per gli esperti, gli esemplari immortalati di volta in volta erano senz’altro lupi.

Elementi concreti uno dopo l’altro. Che però allo sfortunato – e snervato – allevatore in questione non sono finora serviti: a dovuto risarcimento delle carneficine, nelle sue tasche non è in pratica arrivato il becco di un quattrino. Ed ecco dunque spiegato il recente ricorso alle forze dell’ordine, nelle intenzioni mirato a ‘sveltire’ la burocrazia e far (finalmente) aprire i cordoni della borsa alla Regione.

Tra le altre cose, contestualmente all’esposto-denuncia, i carabinieri del comandante Biagio Di Iorio hanno effettuato un sopralluogo in località Camposerianni, esaminando i tre puledri uccisi a Ferragosto, come rilevato aggrediti mortalmente con un morso netto alla giugulare. E sulle cui carcasse i militari hanno repertato peli lunghi e grigiastri, che a breve saranno inviati in laboratorio per le dovute analisi da parte del Ris.

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