Comitato “No Biogas” supera i confini del capoluogo pontino e apre a Sermoneta

no biogasNonostante sia ormai iniziata la stagione balneare, il Comitato No Biogas Latina continua nella sua opera di sensibilizzazione contro la costruzione di impianti a biogas-biomasse nel capoluogo pontino e a sostegno della salute pubblica e del territorio. E lo fa, estendendo la sua azione anche al di fuori dei confini comunali.

Il gruppo, nato ufficialmente alla Chiesuola nel Febbraio scorso, sta infatti aprendo una sezione territoriale a Sermoneta, altro territorio minato dal pericolo incombente degli ecomostri alimentati a biogas-biomasse.


«Seppur nati per contrastare la realizzazione del biogas in zona Chiesuola – fanno sapere i membri del comitato – abbiamo sin da subito dichiarato le nostre intenzioni extraterritoriali a tutela dell’intera città e della provincia di Latina. Per questo ci sembrava giusto sostenere gli amici e abitanti di Sermoneta, paese che abbiamo visitato venerdì scorso in occasione di un incontro presso il centro civico cittadino, organizzato da un gruppo di giovani ragazzi che hanno a cuore la tutela della salute e del proprio contesto urbano. A Sermoneta risulterebbero in essere ben 7 progetti, tra cui uno già in fase inoltrata. Ma come è possibile che in una cittadina di neanche 10.000 abitanti si possano accettare tutti questi impianti? L’approvazione significherebbe mettere in ginocchio un paese che vanta ancora una grande vocazione agricola, dedita al rispetto delle tradizioni ultracentenarie. Significherebbe pregiudicare l’incolumità della popolazione, esponendola a gravi rischi per la salute e quindi abbassandone notevolmente la qualità della vita».

Ma il lavoro continua anche sul territorio comunale. Nonostante le rassicurazioni del sindaco Di Giorgi sulla non fattibilità della centrale a biogas in quel di Chiesuola, il comitato non si dice soddisfatto e chiede interventi precisi e mirati che riguardino l’intera area di Latina. Per questo è ancora in attesa che l’amministrazione si munisca, come promesso, di un regolamento che ponga dei vincoli di tipo ambientale e di tutela delle coltivazioni, e che preveda anche l’impossibilità a rilasciare permessi a costruire a non meno di 5 km da scuole e centri abitati, come già viene fatto in altri comuni italiani.

«Le nostre – precisano dal comitato – sono richieste legittime per non dimenticare la storia dei padri fondatori dell’Agro Pontino, una storia che inorgoglisce e che rappresenta in ogni occasione motivo di vanto. Ma soprattutto sono sacrosante per salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri figli. Un diritto costituzionalmente garantito che non deve in alcun modo essere intaccato da speculazioni ed interessi privati di falsi imprenditori agricoli. Ribadiamo e lo faremo all’infinito – concludono – che il comitato non è contro il progresso e non vuole contrastare la libera impresa. È solamente contrario al deturpamento di un territorio con fortissima vocazione agricola (siamo tra i primi produttori al mondo di kiwi) e alla realizzazione di impianti che, seppur a norma di legge, risultano altamente nocivi per la salute dell’uomo».