Tratta degli immigrati, tre degli arrestati muti davanti al giudice

questura slideSi sono avvalse della facoltà di non rispondere tre delle otto persone arrestate nell’ambito dell’operazione Shaykh, che avevano ottenuto gli arresti domiciliari, accusati a vario titolo di favoreggiamento di immigrazione clandestina, falsità in scrittura privata e falso in atto pubblico. Roberto Petroncini di Fondi, titolare di un’agenzia di affari per stranieri, arrestato esattamente un anno fa dagli agenti del Commissariato di Fondi per gli stessi reati, Anil Kumar, indiano di 35 anni e Islam Shahinoor Mhia Md, alias “Shain”, 44 anni, del Bangladesh, hanno deciso di restare muti davanti al gip del Tribunale di Latina Laura Matilde Campoli. Soltanto Alessandro Fava, di Pontinia, anche lui già finito in manette a marzo dalla squadra Mobile, difeso dall’avvocato Gaetano Iacopo, ha parlato dichiarandosi totalmente estraneo alla vicenda.

Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, sono state svolte dalla Digos della questura di Latina.  A farle partire erano stati alcuni imprenditori che avevano raccontato di essere stati avvicinati da qualcuno che avrebbe proposto loro di fornire i propri dati per richiedere manodopera straniera in cambio di denaro. Dai 500 ai 2mila euro a persona per la quale sarebbe stato chiesto il permesso per lavoro. In totale erano state arrestate otto persone e indagate settanta.


In manette erano finiti il 45enne D.N. (il quale nel maggio 2020 ha richiesto la cancellazione dei dati personali per il cosiddetto “diritto all’oblio”), il 35enne Fabio Nardoni, Massimo Antonetti di 46 anni, tutti e tre di Terracina, Khalid Naseer, originario del Pakistan, titolare di un internet point ad Anzio, detto “Sceicco” e che ha dato il nome all’operazione Shaykh. Ai domiciliari  invece i quattro interrogati.

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