Niente affari per le piccole imprese, i costruttori non vogliono più la Roma-Latina

Mercoledì 2 luglio, presso la Residenza Ripetta, a Roma, a partire dalle ore 11.30 si svolgerà la conferenza stampa Roma – Latina dal titolo “L’Ennesima grande opera infinita. Come spiega Ance Lazio -. L’ obiettivo è valutare bene l’utilità di investire in una nuova opera invece di mettere in sicurezza l’attuale superstrada”. Nell’occasione verrà formulata la proposta di “Ance Lazio alla Regione e al Governo. Nell’interesse del territorio, del sistema produttivo e dei cittadini”.
 Interverranno il presidente di Ance Lazio, Stefano Petrucci, il presidente di ACER – Ance Roma, Edoardo Bianchi, il presidente di Ance Latina, Davide Palazzo.

incidente pontina 2E’ forse la prima volta, in Italia, che un’associazione di categoria si scaglia contro una grande opera infrastrutturale. Non una qualsiasi: parliamo dell’autostrada Roma-Latina e della Bretella Cisterna-Valmontone oltre all’A1 – Tor de Cenci. Quasi 200 chilometri d’asfalto, costo di 2,7 miliardi di euro, un potenziale di 50mila posti di lavoro per il cantiere che aprirà nel 2014 e vedrà l’opera realizzata nel 2021, secondo le stime del commissario governativo per la realizzazione del Corridoio meridionale.


Eppure loro quest’opera non la vogliono, e dopo anni in cui facevano appello allo sblocco dell’iter sembrano abbracciare le istanze ambientaliste più marcate, che da un decennio vanno sbandierando altre riccette per la mobilità. Inascoltati dalla Regione nonostante i contenzioni aperti contro la realizzazione dell’opera.

Interessante verificare il cambio di impostazione da parte dei costruttori romani, che nel lontano – ma non troppo 2009 – erano quasi perentori nell’affarmare “soprattutto va fatta l’autostrada tra Roma e Latina, ricorrendo al finanziamento privato, un’opera che presenta tutte le condizioni per un ritorno economico adeguato e che richiede una regia politica piu’ decisa che consenta di incidere positivamente sulle scelte e sui tempi di attuazione”.

“Tempi di progettazione troppo lunghi, una sottovalutazione dell’importanza di gestire per tempo il consenso delle amministrazioni locali e delle popolazioni coinvolte della pianificazione infrastrutturale, una maggiore efficacia sul fronte del reperimento delle risorse finanziarie”.

Pontina
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Oggi invece la nuova infrastruttura fa quasi paura, ma forse dietro la conversione dei costruttori c’è molto di più.

ll projecti financing applicato a questa opera mastodontica di fatto lascia fuori i ‘piccoli’ gruppi imprenditoriali, quelli che prima potevano evere qualche speranza di mettere le mani sull’opera in funzione dell’esistenza in vita di Arcea Lazio, in qualche modo garante degli interessi locali.

Oggi non è più così: la società regionale che doveva gestire l’opera è stata cancellata dopo anni di contenziosi, e da qual momento le perplessità degli imprenditori laziali si sono fatte sempre più forti. A loro è stata assicurata una ricca fetta di subappalti, ma per risollevare dalla crisi un settore tra i più disastati, forse questo non basta più.