Fondi, l’Avis e la comunità rumena insieme per la raccolta sangue

Fondi, l’Avis e la comunità rumena insieme per la raccolta sangue

LOCANDINA AvisLegare la solidarietà verso il prossimo ad un percorso ‘alternativo’ d’integrazione e fratellanza, allargando sempre più la cultura del dono del sangue anche alle comunità straniere. Questo, il senso del progetto regionale ‘Il Sangue non ha colore’,  promosso anche dall’Avis di Fondi in collaborazione con la comunità rumena , la cui prima tappa sarà l’incontro di sensibilizzazione  in programma il prossimo 27 aprile, a partire dalle 11 presso palazzo San Francesco.

“Il volontario referente del progetto è Paolo Matruglio – spiegano dall’Avis – ma l’attività è stata realizzata anche grazie al fondamentale ed insostituibile contributo di Elisabeta Aghiana e Florina Lepadatu, due volontarie di nazionalità rumena che hanno sposato l’iniziativa con entusiasmo, convinte che la solidarietà sia un prezioso strumento di integrazione. Saranno proprio loro a parlare ai propri connazionali, per fornire tutte le informazioni circa le modalità tramite cui viene effettuata la donazione. Un’attività che non è stata formulata dagli italiani per i rumeni, ma da due consapevoli cittadine romene che vogliono trasmettere un messaggio alla propria comunità”.

*Paolo Matruglio*

*Paolo Matruglio*

Un’iniziativa volta come accennato all’integrazione, ma direttamente legata a ragioni pratiche: “Essendo la comunità romena la più numerosa ed importante comunità straniera, è importante portare a conoscenza questi nuovi concittadini della problematica sangue: l’Italia non raggiunge l’autosufficienza, cosi come anche il Lazio. Non è un problema esclusivo degli italiani, dato che cresce sempre di più il numero dei romeni che, scegliendo di vivere in questo Paese, afferiscono al Sistema Sanitario Nazionale. Il sangue, che non può essere prodotto in laboratorio, si rende necessario in caso di incidenti stradali (i dati ufficiali dicono che oltre il 20% degli stranieri coinvolti negli incidenti sono romeni), per numerose complicanze legate al parto e agli interventi chirurgici, nei pazienti oncologici, in varie malattie genetiche. Quindi siamo tutti chiamati a rispondere all’emergenza sangue”.

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