Accusati di sequestro di persona e riciclaggio di auto rubate padre e figlio di Aprilia e il 60enne di Sezze negano ogni addebito

Accusati di sequestro di persona e riciclaggio di auto rubate padre e figlio di Aprilia e il 60enne di Sezze negano ogni addebito

Auto (generica)Si sono svolti questa mattina, presso il carcere di Latina, gli interrogatori dei due uomini di Aprilia, padre e figlio e del 60enne di Sezze accusati oltre al riciclaggio di auto rubate anche del tentato sequestro di persona di un cittadino romeno. Angelo Cavacece, 74 anni, di Aprilia, difeso dall’avvocato Daniele Giordano, suo figlio Michele, 42 anni, difeso dagli avvocati Carlo Alberto e Luca Melegari, e Valter Miliucci, di Sezze, assistito invece dall’avvocato Luigi Casillo, hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Nicola Iansiti, ma solo per negare ogni addebito. Hanno ammesso di conoscersi tra loro, ma dichiarato anche che tutte le accuse sarebbero false. Gli avvocati Giordano e Melegari hanno quindi presentato per i loro assistiti una richiesta per la sostituzione della misura cautelare per ottenere gli arresti domiciliari. L’istanza sarebbe supportata per il 74enne anche da motivi di salute.

Il gruppetto era stato arrestato tre giorni fa dalla squadra investigativa del commissariato di Anzio – Nettuno, diretto da Mauro Baroni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Latina, perché accusati di aver cercato di sequestrare, al fine di dargli una lezione, un cittadino romeno di 31 anni sospettato di aver rubato alcuni pneumatici all’interno di un capannone di Nettuno di loro proprietà.

Le indagini erano partite dopo la denuncia della vittima, che nel tentativo di fuggire era stato colpito al braccio da un colpo di arma da fuoco. Gli inquirenti avevano scoperto come il ferimento sarebbe maturato nell’ambito di un’organizzazione criminale, dedita al furto di autovetture di grossa cilindrata, furti che avvenivano per lo più a Roma, successivamente sezionate per la rivendita dei pezzi di ricambio. All’identificazione di cinque degli otto componenti della banda, peraltro già denunciati alla Procura della Repubblica di Velletri, la Polizia era arrivata dopo il ritrovamento, in due capannoni, di 25 auto rubate. Le vetture erano già state ridotte in pezzi pronti per il trasporto clandestino verso paesi dell’est, per la successiva vendita da parte di malviventi locali, collegati all’organizzazione. In uno dei capannoni era stata anche rinvenuta una grossa pressa idraulica, utilizzata per compattare i pezzi inservibili e facilitarne lo smaltimento.

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