Fondi, spari sull’Appia: la pista del recupero crediti

Fondi, spari sull’Appia: la pista del recupero crediti
*La polizia a scientifica al lavoro sull'Alfa*

*La polizia a scientifica al lavoro sull’Alfa*

Sono arrivati a Fondi intorno a mezzogiorno, martedì, gli specialisti della polizia scientifica delegati a compiere i rilievi sulla macchina sequestrata in seguito alla misteriosa intimidazione a pistolettate avvenuta agli inizi di marzo.

La certosina raccolta di tracce sull’Alfa Romeo 147, depositata presso il Commissariato di largo Evangelista è continuata fino al pomeriggio, per buona parte sotto gli occhi di alcuni dei quattro indagati e dei rispettivi avvocati.

Con un’informativa da settimane in Procura, la vicenda che vede nei panni della vittima il 33enne A.L., operaio al Mof, resta ancora da delineare. Se inizialmente tra le piste maggiormente seguite figurava quella della droga, ad oggi quella più battuta porta ad un’intimidazione su commissione, comunque sempre correlata a motivi economici.

*Nuovo sopralluogo in mattinata*

*Appostamento ai bordi dell’Appia*

Un’ipotesi ancora tutta da dimostrare e riconducibile, al momento, ad una sorta di presunto recupero crediti: gli indagati, è la tesi investigativa, potrebbero essere stati indirizzati verso A.L. da qualcun altro. Cioè dai titolari di una ditta del posto che opera in campo edile, ai quali l’uomo sembra dovesse una somma per lavori non saldati.

Proprio a tale questione è legata l’aggressione di metà febbraio, all’interno del Mercato, ai danni del 33enne, frutto di un diretto alterco con i creditori e che non venne denunciata da nessuno dei protagonisti.

Episodio a cui è appunto seguito, agli inizi di marzo, l’agguato-giallo lungo via Appia lato Itri, che portò un terrorizzato A.L. a rifugiarsi in Commissariato. Fatti collegati l’uno all’altro quantomeno per tempistica, dalle forze dell’ordine, e riguardo cui, in attesa di eventuali riscontri concreti, si continua a mantenere il massimo riserbo.

Anche perché, da par loro, i presunti ‘mandanti’ hanno finora negato con forza di aver commissionato qualsivoglia intimidazione nei confronti del debitore: con questa storia, al di là dell’alterco con il 33enne, sostengono di non averci proprio nulla a che fare; si tratterebbe solo di un fastidioso equivoco. Medesima versione portata avanti dalle quattro persone indagate per gli spari – una donna e tre uomini – tutte già note alle forze dell’ordine ed alcune, tra l’altro, con precedenti specifici.

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