Pizzo e fiamme a Lenola, ipotesi di associazione a delinquere per la baby gang. Sequestrate anche pallottole e droga

*Il 'La Sevici' dopo l'incendio*
*Palazzina evacuata, con l’incendio doloso del bar ‘La Sevici”*

Semplici, imberbi minorenni. In tempi non sospetti, lo avevano fatto capire tanto il sindaco Andrea Antogiovanni che gli stessi uomini dell’Arma.

Ma non per questo meno pericolosi o organizzati di criminali veri e propri.


I tre ragazzini bloccati a Lenola dai carabinieri del comandante Biagio Di Iorio per gli attentati in serie e le richieste di pizzo ai commercianti della zona, che andavano avanti dalla scorsa estate, erano da considerarsi a tutti gli effetti una ‘banda’.

Lo dicono le modalità del loro piano per ‘impossessarsi’ del paese, con attentati incendiari e biglietti minatori indirizzati ad un distributore di carburante, un bar, una ferramenta, un’edicola. Lo dicono gli effetti. Da qui, tra gli altri reati al momento ipotizzati a carico del gruppetto, quello di associazione a delinquere.

*Indagini certosine*
*Indizio dopo indizio, la chiusura del cerchio*

Nelle ore immediatamente successive al blitz che ha portato al fermo, gli investigatori parlavano senza mezzi termini di “patto di sangue”, tra i tre coinvolti. Tutti di età compresa tra i 16 ed i 17 anni, due ragazzi di Lenola ed una ragazza, pare, di Fondi.

Del resto, l’appellativo se l’erano dati da soli: la ‘Banda Corona’. Circostanza che, presa da sola, pensando ai possibili modelli ‘ispiratori’, farebbe anche un po’ ridere. Se non fosse che quel nome risultasse inevitabilmente scritto alla fine di ognuno dei biglietti lasciati ai commercianti nei reiterati tentativi di estorsione.

Fogli peraltro del tutto simili a quelli rinvenuti anche dopo le perquisizioni domiciliari nelle case dei due cugini, M.D. ed M.F., ritenuti le menti del gruppetto di adolescenti che aspirava al ‘controllo’ di Lenola.

*L'edicola colpita due volte*
*A tradirli, la doppia intimidazione all’edicola*

Perquisizioni, quelle dei militari agli ordini di Di Iorio, in seguito a cui è spuntato fuori anche altro. Marijuana, probabilmente per uso personale. E, cosa più importante, proiettili. Colpi d’arma da fuoco nella disponibilità di uno dei minori e di cui si sta ora cercando di capire l’esatta provenienza. E che, allo stato attuale delle indagini, non fa escludere ulteriori coinvolgimenti. Magari di qualche smaliziato maggiorenne.

Comunque sia, messo d’un colpo alle spalle lo spauracchio-racket e soddisfatta dell’operato dei carabinieri, la comunità lenolese a stento si capacita di quanto accaduto.

Rampolli di due famiglie facoltose, i cugini della ‘Banda Corona’. Uno, addirittura, è anche figlio di un esponente delle forze dell’ordine. Di un tutore di quella stessa legge che per situazioni personali difficili – e forse qualche film di troppo – i ragazzini terribili miravano a scardinare. A colpi di incendi dolosi e tentate estorsioni.

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