Ponza, il bar-ristorante la Kambusa aprirà. Il Tar annulla l’atto del sindaco di divieto di prosecuzione dell’attività

00001635.jpgI clienti del bar-ristorante La Kambusa possono stare tranquilli. La nota attività commerciale della Banchina Nuova, a Ponza, non dovrebbe avere problemi ad aprire i battenti.

Il Tar di Latina ha annullato il provvedimento preso dal sindaco Piero Vigorelli il 25 febbraio dello scorso anno, con cui negava al titolare del locale, Settimio Cipolloni, la prosecuzione dell’attività. Cipolloni nel 1995 ha ottenuto una licenza commerciale e, avendo un’area di Banchina Nuova in concessione demaniale, ha sempre gestito il locale forte di quell’atto, che gli è stato rinnovato fino al 2010. Successivamente il commerciante ha operato presentando ogni anno al Comune una denuncia di inizio attività. Nel 2013, ricevuta la comunicazione, il primo cittadino ha però bloccato La Kambusa, sostenendo che Cipolloni non aveva i requisiti per poter ottenere il via libera all’attività. Un provvedimento preso sulla scorta di una sentenza della Cassazione del 2008, con cui al ristoratore veniva ordinato il ripristino dello stato dei luoghi al termine di un contenzioso con un privato, e per il mancato pagamento del canone demaniale nel 2012.


Cipolloni ha impugnato quell’atto al Tar. A questo punto il Comune ha sostenuto che quello del febbraio 2013 era solo un preavviso di rigetto, ormai superato da altri provvedimenti e che tutto ormai era subordinato soltanto all’esito di un’eventuale soluzione ai problemi riscontrati sulla struttura del bar-ristorante e alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie del locale. Una tesi respinta dai giudici, che hanno invece ritenuto l’atto firmato da Vigorelli un vero e proprio divieto alla prosecuzione dell’attività a Banchina Nuova.

Il Tar ha poi ritenuto l’atto viziato, essendo mancato il contraddittorio, ed errati i presupposti su cui è stato basato, riferendosi la sentenza della Cassazione a un’area estranea a La Kambusa.  Infine, per i giudici, avendo Cipolloni una concessione demaniale non gli si può vietare di esercitare l’attività di bar ristorante. Il provvedimento del sindaco è stato così annullato e il Comune condannato a pagare anche le spese di giudizio.