Rimborsi illeciti alla San Raffaele Spa, a giudizio anche una donna di Fondi

Anche una fondana tra i sedici responsabili della Asl di Frosinone citati a giudizio dalla Corte dei Conti e chiamati a rispondere di un danno erariale di 87 milioni di euro, che la San Raffaele spa, secondo gli inquirenti, avrebbe causato al servizio sanitario nazionale e a quello regionale chiedendo e ottenendo illeciti rimborsi per le prestazioni rese presso la clinica San Raffaele di Cassino.

La società San Raffaele è parte del gruppo costruito dal deputato forzista Antonio Angelucci, che negli anni ha dato vita a una struttura sanitaria dietro l’altra, fino ad arrivare a possedere 13 cliniche nel Lazio e ad occuparsi di 1800 pazienti. Per gli inquirenti il gruppo, grazie anche a complicità in Regione e nelle Asl, avrebbe però ottenuto rimborsi enormi in maniera illecita, per prestazioni non effettuate o non dovute. Sul fronte penale, per quanto riguarda la struttura di Velletri, passato il caso dal Tribunale di Velletri a quello di Roma, non è stata ancora presa una decisione sulle richieste di giudizio, mentre sempre a Roma proseguono le indagini su Cassino.


Per quanto riguarda invece l’aspetto contabile, il giudizio sulla richiesta di risarcire di quasi 130 milioni il servizio sanitario nazionale, relativamente alla clinica di Velletri, è sospeso, ma sta andando avanti quello sugli 87 milioni per Cassino. A giudizio, per quest’ultima richiesta di risarcimento, la San Raffaele spa e 17 manager e dipendenti dell’Asl di Frosinone. La spa è stata chiamata a risarcire l’intera somma, mentre il personale dell’Azienda sanitaria eventualmente solo una parte.

A giudizio è così finita anche la dottoressa Federica Prota, di Fondi, incaricata dei sistemi informativi Asl e accusata di non aver vigilato sull’attività della San Raffaele tra il 2007 e il 2009. In caso di condanna, la pontina è chiamata a risarcire il 30% del danno erariale stimato dagli inquirenti contabili. I difensori, a partire da quelli dell’azienda, hanno sostenuto davanti ai giudici della Corte dei Conti del Lazio che sono stati depositati dagli inquirenti atti in ritardo, che non hanno potuto esaminare, e che tale aspetto è una violazione delle norme europee. Tutte le eccezioni sono state però respinte e il giudizio riprenderà alla fine di febbraio.