Poco personale in Prefettura e le pratiche restano ammucchiate. Interrogazione ad Alfano di Pd e M5S

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*La Prefettura di Latina*

Si possono anche fare leggi animati da buone intenzioni, ma se poi non ci si cura di come verranno attuate è tutto inutile. Accade così che, dopo la sanatoria per i lavoratori stranieri e dopo che centinaia di extracomunitari e datori di lavoro hanno presentato domanda per regolarizzare i rapporti, in provincia di Latina sono state lasciate soltanto due persone a gestire quella mole di lavoro. Il risultato? Tutto drammaticamente fermo.

Un caso che è stato ora sollevato dalla senatrice pontina Ivana Simeoni, che insieme ad altri 13 onorevoli del Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al ministro dell’interno, Angelino Alfano, affinché il Viminale intervenga e trovi una soluzione.


In terra pontina, dopo la sanatoria del 2012, sono state presentate 2.935 istanze per ottenere permessi di soggiorno e tutte le domande sono state subito inoltrate alla Prefettura. A questo punto, dopo i controlli da parte della questura, dell’Inps, dell’ispettorato del lavoro e dell’Asl, dovevano essere convocati i lavoratori e i datori di lavoro per la sottoscrizione dei reciproci impegni pattuiti, ma a Latina la procedura si è inceppata. Su 2.935 istanze presentate, al 31 ottobre scorso ne risultavano inevase ancora 2.600, visto che nell’ufficio della Prefettura che si occupa di tali istanze, il Sui, lavorano solo due persone e non riescono a concludere più di dieci pratiche a settimana.

I grillini, nell’interrogazione presentata, hanno evidenziato che le conseguenze di tale situazione sono gravissime: “Coloro che permangono nello status di irregolari, impossibilitati ad ottenere un permesso di soggiorno, si vedono negati l’accesso e la fruizione di tutti i servizi pubblici e privati”. “Queste condizioni – hanno sostenuto i senatori pentastellati – divengono anche terreno fertile per la nascita di situazioni di attrito fra datore di lavoro e dipendente extracomunitario, in quanto il lavoratore può supporre che non ci sia da parte del datore la volontà di regolarizzare la situazione, e che quindi la pratica non si concluda per atteggiamento evasivo della controparte”. Facile poi che tutto ciò degeneri nel malaffare: “A seguito di un’indagine da parte della Direzione distrettuale antimafia, gli inquirenti hanno rilevato che nella provincia di Latina era in atto un vero e proprio commercio di permessi di regolarizzazione intrapreso da un avvocato del luogo con la complicità di un militare del corpo della Polizia di Stato e di un dipendente stesso della Prefettura di Latina che, in seguito alle indagini avviate dalla magistratura, è stato arrestato.

Tale gravissimo accadimento ha ulteriormente indebolito un servizio già carente, contribuendo all’aumento esponenziale delle pratiche inevase di regolarizzazione degli immigrati in tutta la provincia”. I 14 senatori hanno così chiesto ad Alfano se sia a conoscenza di quanto sta accadendo a Latina, cosa intenda fare per porre rimedio a tale situazione, di potenziare il personale che in Prefettura si occupa delle regolarizzazioni dei lavoratori stranieri e di inviare anche un’ispezione nel capoluogo pontino, per “verificare le eventuali responsabilità per il disservizio reso e per individuare, e correggere, le motivazioni tecnico gestionali che l’hanno generato”.