Gaeta, Mario Belalba e Francesco Morabito escono dal carcere. Per loro solo l’obbligo di dimora

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*Mario Belalba*

Solo obbligo di dimora per il presidente del Gaeta calcio Mario Belalba e il tesserato biancorosso Francesco Morabito. Sono usciti dal carcere di Cassino dove erano stati ristretti a seguito dell’arresto avvenuto venerdì sera da parte dei carabinieri di Formia coordinati dal capitano Giovanni De Nuzzo.

Per loro solo obbligo di dimora, ovvero dovranno restare nei loro Comuni di residenza fino ad ulteriori approfondimenti delle indagini. Questo l’esito dell’interrogatorio di convalida svolto stamane, lunedì 27 gennaio, dal giudice per le indagini preliminari Donatella Perna.


Vincenzo Macari e Lino Magliuzzi, difensori di Belalba, e Pietro Romeo, legale di Francesco Morabito, hanno già annunciato di voler ricorrere al Riesame per ottenere la completa innocenza per i loro assistiti, rispetto al reato di estorsione in concorso contestata ai due.

Resta certamente un provvedimento che soddisfa la difesa di Belalba e Morabito, che in luogo del grave reato di estorsione del quale i due soggetti sono accusati, hanno chiaramente parlato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Ricordiamo che al centro dell’intera vicenda c’è un assegno da 8mila euro firmato da Belalba a titolo di garanzia per i diritti sportivi del calciatore Vincenzo Manzo. Importo dal quale lo stesso Manzo avrebbe dovuto rivendicare solo 2500 euro, mentre si sarebbe appropriato dell’intera cifra. Quindi un saldo di 5500 euro ingiustamente percepiti dall’atleta, trasferitosi all’Arzachena, e che Belalba rivendica come propri.

Titolo di credito custodito, in qualità di garante, da un itrano 42enne, funzionario di banca, e spesso nei panni del procuratore sportivo, come nel caso del calciatore Manzo. Ma invece di custodire l’assegno il 42enne, che sarebbe inoltre la vittima della presunta estorsione e quindi il denunciante, avrebbe consegnato l’assegno nelle mani di Manzo che lo avrebbe poi incassato per l’intero importo.

Da qui l’ira di Belalba che avrebbe minacciato il 42enne. A questo proposito quest’ultimo sostiene di avere tracce audio che testimoniano del metodo estortivo, tuttavia non ancora prodotte.

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