Ponza pontile Enros, il Tar sospende il provvedimento di ritiro della concessione

Ponza pontile Enros, il Tar sospende il provvedimento di ritiro della concessione
*Il pontile Enros*

*Il pontile Enros*

AGGIORNAMENTO – Enzo Mazzella non solo non si doveva veder revocare dal Comune di Ponza la concessione demaniale sul pontile che gestisce da una vita, ma a causa dello stesso Comune l’estate scorsa ha subito il sequestro della darsena. Forte di questo dubbio, il Tar di Latina ha accolto la richiesta dell’imprenditore ponzese e sospeso la determina comunale con cui, il 26 novembre scorso,  è stata dichiarata decaduta la concessione demaniale.

I giudici hanno appurato che, dopo le difformità riscontrate dalla polizia giudiziaria, la Nautica Enros srl ha già provveduto a riportare le opere in linea con il progetto originario, tanto che il gip ha revocato il sequestro.

Gli stessi giudici hanno poi verificato la documentazione prodotta dal Comune e quella prodotta da Mazzella e ipotizzato che possa essere stato lo stesso ente pubblico a fare confusione, tanto che la srl potrebbe aver agito in buona fede. Congelato il provvedimento e salvo al momento il pontile, la vicenda verrà discussa nel merito il 5 giugno.

E in quella data verrà discussa anche la bonifica dell’arenile di Giancos che sta compiendo la Sep, la società che gestisce la centrale elettrica, su cui ha dato ugualmente battaglia Mazzella.

*Pier Lombardo Vigorelli, sindaco di Ponza*

*Pier Lombardo Vigorelli, sindaco di Ponza*

AGGIORNAMENTO ORE 16.37 – Il pontile di Enzo Mazzella lo ha sequestrato la Procura, dopo le indagini compiute dal Circomare di Ponza che ha riscontrato abusi, e non il Comune. A specificarlo è il sindaco Piero Vigorelli che, appena abbiamo messo in rete l’articolo sulla sospensione della decadenza dalla concessione demaniale, ottenuta dalla Nautica Enros al Tar di Latina, ci ha subito inviato tale precisazione.

Sottolineiamo a questo punto di non aver mai scritto che il sequestro era stato disposto dall’ente retto da Vigorelli, ma soltanto che il Tribunale amministrativo, congelando il provvedimento con cui alla Enros era stata revocata la concessione, ha specificato che la società ha già eliminato gli abusi e che la stessa potrebbe aver agito in buona fede, essendo stata fatta dallo stesso Comune confusione con alcuni atti. Da lì l’ipotesi che gli illeciti riscontrati dalla polizia giudiziaria e il sequestro conseguente possano essere stati causati dal caos creato dall’ente pubblico.

Ripercorrendo l’accaduto, ricordiamo quindi che, l’estate scorsa, riscontrati abusi nelle opere messe a terra e in mare da Mazzella, difformi dal progetto approvato, il Circomare di Ponza ha denunciato la Enros e ottenuto dalla Procura il sequestro del pontile e alcuni manufatti annessi. Mazzella, eliminati le opere contestate, come appurato sempre dalla polizia giudiziaria, ha poi ottenuto il dissequestro. Il Comune, a novembre, alla luce dell’intervento della Procura, ha dichiarato la decadenza della concessione demaniale della Enros. La società ha impugnato quest’ultimo provvedimento al Tar e i giudici amministrativi lo hanno sospeso, nell’attesa di discutere la vicenda nel merito, il prossimo 5 giugno.

*Il pontile Enros da un'altra prospettiva*

*Il pontile Enros da un’altra prospettiva*

Il provvedimento è stato congelato perché, come si legge nell’ordinanza emessa dal Tribunale amministrativo di Latina, il ricorso presenta “profili di fondatezza in relazione ai dedotti vizi di carenza di presupposti e sviamento, tanto più che, anche ad ammettere che il progetto di ripristino al quale fare riferimento fosse quello contrassegnato dal numero di protocollo 9968 (come sostenuto dal Comune) e non quello contrassegnato dal numero 9644 (come sostenuto dalla ricorrente che ha depositato la nota assessorile del 20 luglio 2010 che a quest’ultimo progetto fa esplicito riferimento), risulta che la ricorrente in epoca anteriore al provvedimento di decadenza ha ottenuto la rimozione dei sigilli dall’area al fine di eseguire gli interventi necessari all’adeguamento dello stato dei luoghi al primo progetto (interventi che sono stati di fatto posti in essere come acclarato dalla polizia giudiziaria e dal gip che ha, di conseguenza, revocato il sequestro); in ogni caso dalla documentazione depositata dalle parti risulta che in ordine al progetto di ripristino cui fare riferimento effettivamente esisteva una situazione di incertezza (creata dallo stesso Comune con la citata nota del 20 luglio 2010 invocata dalla ricorrente) che non consente di escludere che quest’ultima fosse in buona fede”.

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