Minturno, il progetto per la rinascita dell'”ex casa del contadino”. Un sogno… svanito

Minturno, il progetto per la rinascita dell'”ex casa del contadino”. Un sogno… svanito

santa maria infanteRipercorre un iter che doveva portare alla rinascita della “ex Casa del Contadino” di Santa Maria Infante. Francesco Saverio Zenobio, un professionista di Minturno, ricorda i vari passaggi che hanno interessato la struttura situata nella frazione collinare della cittadina pontina della quale è originario. Un progetto di nove anni fa.

“Il sindaco Giuseppe Sardelli – dice Zenobio – con lettera protocollo numero 12835 del 24 giugno 2005, indirizzata alla Regione Lazio, Assessorato Lavori Pubblici, con oggetto la richiesta di contributo L.R. N. 51/82 – Annualità 2006. Lavori di completamento per la ristrutturazione dell’ex Casa del Contadino di Santa Maria Infante di Minturno. Ricevuto un primo finanziamento, all’inizio del 2009, il Comune da inizio ai lavori. Il cartello sulla recinzione del cantiere recitava: Centro culturale integrato ex casa del contadino di Santa Maria Infante. Progetto, direttore lavori e coordinatore per la sicurezza Dr. Architetto Antonio Bruno. Direzione tecnica cantiere Dr. Architetto Antonio D’Alessio: Responsabile Procedimento Geometra Walter Del Duca. Importo progetto a base d’asta €. 198.794,59. Importo lavori contrattuali €. 150.213,82 di cui oneri per la sicurezza 18.972,35 – Impresa D’Alessio srl. Nell’autunno 2009, il Consigliere Regionale Romolo Del Balzo comunicava che la Regione Lazio aveva concesso al Comune di Minturno un secondo finanziamento di euro 210.000 per la continuazione dei lavori finito il primo finanziamento”.

In merito a questo progetto nel maggio 2010 l’architetto Antonio Bruno affermava che “se poteva continuare i lavori con il secondo finanziamento, pensava di poter consegnare l’immobile finito. Se invece ci fosse stata una interruzione, avendo dovuto togliere i vecchi asfalti sulle terrazze, le intemperie avrebbero causato altri danni e il secondo finanziamento non sarebbe bastato”. E per sollecitare l’ultimazione dell’opera l’associazione “Amici di S. Maria Infante”, interessata al recupero, sollecitava il Comune con lettera protocollo numero 10 del 5/5/2010  alla quale il Comune, in data 10/5/2010, dava il  n. 9549 di Protocollo.

“Ogni sollecito dell’architetto, dell’associazione e miei personali anche al Commissario – ribadisce Zenobio – vennero ignorate e il secondo finanziamento perso. Così, dopo aver speso tanti soldi inutilmente, lo stabile è abbandonato ai vandali e in rovina peggio di prima”.

Eppure nel desiderio di ristrutturare l’ex Casa del Contadino c’era altro. “Avevo un sogno – dichiara Zenobio -. Copiare l’iniziativa di un Parroco di Varzi (PV) (Cappellano reduce di guerra) che, per aiutare il paese, si era inventato  ‘Il Tempio della fraternità – La collina della pace’. Scritto alle nostre Forze Armate, si era fatto spedire: Carri armati, missili, cannoni, aerei, pezzi di un sommergibile ed altro, li aveva disposti sulla collinetta intorno alla chiesa e nella chiesa. (cliccate in internet: Varzi – Tempio della fraternità). Aveva inviato inviti propaganda in Lombardia Piemonte ed Emilia Romagna .Gli autobus in gita non tardarono ad arrivare. Quando ho portato, da Milano, i soci della Cooperativa S. Ambrogio da me fondata, abbiamo trovato difficoltà a trovare posto nei tre ristoranti cresciuti, anche, in seguito all’iniziativa di quel Prete soldato”.   

Nel riportare la concretizzazione del progetto di Varzi Zenobio ricorda anche: “Nell’ex asilo Tecla Fedele era previsto tra l’altro, un museo di ‘Storia usi e costumi locali’ nell’ambito del quale sognavo ‘La collina della pace di Santa Maria Infante’. Chiedere alle nostre Forze Armate alcuni cimeli da sistemare nell’ampio spazio che circonda il manufatto e nel museo. Costituire una cooperativa di lavoratori minturnesi che provvedessero ai bisogni e all’organizzazione delle attività nello stabile. Propagandare a Roma, Napoli, Caserta, Frosinone ecc. “La collina della pace di Santa Maria Infante”, far venire dei visitatori e…un ristorante?”. 

Un progetto di rinascita e rilancio, ma anche di riscoperta della storia locale, perché se “a Varzi non c’è stato fronte di guerra, a Santa Maria Infante e Pulcherini sì. Ed è durato alcuni mesi”.

 

    

 

 

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