Maxisequestro di beni ai Casalesi. Sigilli anche a Minturno

Maxisequestro di beni ai Casalesi. Sigilli anche a Minturno

diaAGGIORNAMENTO – Ha interessato questa mattina anche il sud-pontino e, in particolar modo, il territorio di Minturno l’attività investigativa della Direzione investigativa antimafia di Napli che ha eseguito uno dei due provvedimenti di sequestro di beni emesso, nell’ambito della normativa antimafia, dal collegio per le Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria Capua Vetere  – Presidente  Corinna Forte – nelle province di Caserta, Milano e, appunto, Latina.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto la richiesta formulata dal direttore della Dia che, arricchita da articolate indagini di natura economico – patrimoniale, era finalizzata a bloccare e aggredire i patrimoni illecitamente accumulati da soggetti appartenenti a sodalizi camorristici, nello specifico il clan dei casalesi.

Uno di questi è Luigi Corvino, di 48 anni, di Casal di Principe che nella frazione collinare di Tufo era proprietario di cinque appezzamenti di terreni, per diversi ettari, e di due depositi agricoli rispettivamente di 117 e 120 metri quadrati. Gli “007” della Dia hanno sequestrato questi immobili, acquistati da Corvino prima che venisse arrestato nel 2011, unitamente ad altre 56 persone, dalla Dia e dai Carabinieri di Caserta, nell’ambito dell’operazione “il Principe e la (scheda) ballerina”, perché destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Le accuse formulate all’epoca erano decisamente gravi: associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsioni, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione e/o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio e reimpiego di capitali di illecita provenienza, , reati tutti aggravati dalla finalità di aver agevolato il clan dei Casalesi, fazione Bidognetti. Secondo quanto emerso dalle indagini, Corvino, ora agli arresti domiciliari, assecondava le richieste della fazione Bidognetti del clan del cemento sostenendone gli interessi negli appalti, nelle forniture, nell’edilizia e anche procacciando voti per se stesso e per altri esponenti politici graditi al clan.  In cambio del voto aveva anche promesso posti di lavoro nel centro commerciale “Il Principe”, mai realizzato.

Corvino venne  eletto nel 2007 nelle file di Forza Italia, con 531 preferenze. Con questo modus operandi mafioso – secondo le indagini della Dia – non solo otteneva il controllo delle istituzioni locali, ma rafforzava il vincolo dell’assoggettamento nei confronti delle popolazioni di Casal di Principe e dei paesi limitrofi, ulteriormente soggiogate dal maggiore credito, prestigio ed autorevolezza derivanti dalla dimostrazione del predominio, non solo criminale, ma anche politico dell’organizzazione sui territori sottoposti alla propria influenza. Circostanze queste che consentivano  – come detto – un ulteriore e completo controllo di appalti, assunzioni, contratti pubblici ed altre utilità pubbliche.

I terreni e i depositi sequestrati a Tufo fanno parte di un elenco di beni  – terreni, fabbricati, società, veicoli e rapporti finanziari – il cui valore sfiora i quattro milioni di euro. Ma il dato – come avviene in queste circostanze – è carente per difetto.

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