Golfo e porto di Gaeta, il Pd di Formia ''strizza gli occhi'' agli operatori portuali

Golfo e porto di Gaeta, il Pd di Formia ''strizza gli occhi'' agli operatori portuali

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*Un momento dell’incontro*

Rilancio dell’economia del mare del Golfo di Gaeta e porto commerciale al centro del dibattito di ieri, venerdì, presso la sala Ribaud della Casa comunale a Formia. Una riflessione sviluppata sull’onda della grande eco mediatica che in questi giorni sta avendo l’opinione pubblica e le sue rivendicazioni relativamente alla poca chiarezza che investe i principali temi ambientali del territorio. Temi che inevitabilmente si incrociano con l’economia, specie quella legata alll’intero Golfo di Gaeta e ai Comuni in esso coinvolti, e ovviamente alla politica. Senza tralasciare lo spettro della criminalità organizzata che incombe inevitabilmente in tutte le zone d’ombra a carattere amministrativo.

Un dibattito al cui tavolo dei relatori c’erano il presidente dell’associazione operatori del porto di Gaeta Damiano Di Ciaccio, il consigliere e capogruppo Pd a Formia Ernesto Schiano, l’ingegner Marcello Di Marco, il segretario del circolo Piancastelli-Diana di Formia e medico Francesco Carta. Ad aprire la serie il presidente degli operatori Di Ciaccio che a due anni dalla fondazione del sodalizio ha voluto rilanciare l’immagine e il ruolo del porto dopo le molte voci contrarie alle dinamiche che lo riguardano che si sono levate nelle ultime settimane.

“Va pensato un nuovo modello urbanistico – ha affermato – che sappia trovare equilibrio tra le molte attività presenti nel Golfo, dagli insediamenti ittici alla pesca fino al turismo e allo sport. Dobbiamo iniziare un dibattito per il futuro del porto, perchè l’attuale situazione è anomala in quanto questo importante insediamento commerciale dà la percezione di chiusura e oscurità all’esterno e anche per noi operatori c’è tale percezione. Se questo problema non si risolve non riusciremo ad affrontare tutti i problemi con obiettività. Con le scuole, per esempio, abbiamo visto distanza e diffidenza. Il porto serve tutto il basso Lazio, Abruzzo, Molise e Campania. E perciò non si può sentire che le merci da movimentare le scelga il sindaco o il presidente dell’autorità portuale. Logisticamente si trova in un lembo di terra molto complesso, in seconda categoria e prima classe di interesse internazionale. Al completamento dell’attuale piano regolatore contiamo una superficie complessiva per 100mila metri quadrati, per mille metri lineari di banchina. Sono in essere proposte di nuove varianti, ma le valutazioni devono passare al vaglio di operatori oltre che della politica. La media è di 240 navi all’anno. Basti pensare che una nave di 4mila tonnellate muove un business di circa 13mila euro complessivi tra servizi e pagamenti all’autorità portuale. Per non parlare delle navi più grandi e le rinfuse liquide. Una enorme economia che occupa circa 400 operatori. C’è bisogno di programmazione e di chiarezza, nelle quali non può certo mancare l’apporto al dibattito che sapranno dare gli operatori per perseguire l’armonia tra l’economia, l’occupazione e la sostenibilità ambientale”.

Infine Di Ciaccio ha chiesto chiarimenti all’assessore all’ambiente del Comune di Gaeta Alessandro Vona che ha recentemente affermato che il regolamento sulle merci polverulenti non viene rispettato e al sindaco Sandro Bartolomeo sull’ipotesi pronunciata dal primo cittadino formiano relativamente a presunti traffici di rifiuti tossici alla volta del porto commerciale. Da chiarire anche il ruolo che sta avendo l’Eni in questa fase per niente intenzionata a smantellare i propri cisternoni ma anzi impegnata a potenziare l’area che comprende quelli con maggiore capienza. Tutto a seguito di un controverso protocollo firmato col Comune di Gaeta e il consorzio di sviluppo industriale.

Chiara l’accusa dell’ingegner Di Marco: “Non si tiene conto dell’ecosistema comprensoriale, il Comune di Gaeta opera in completa autonomia, mentre il pontile petroli sarà con tutta probabilità delocalizzato alle porte di Vindicio. La dismissione di 25 ettari sarà riconvertita comunque su esclusiva dell’Eni, che deciderà i termini del piano particolareggiato, vendendo all’asta le aree. Tutto senza coinvolgimento intercomunale. Questo non è possibile”.

Schiano ha poi spiegato delle intenzioni della Regione Lazio “di rilanciare a livello internazionale l’area del Golfo di Gaeta, non prima però di aver istituito un tavolo tecnico di concertazione al quale far sedere tutte le realtà economiche e amministrative del comprensorio per concordare le linee di indirizzo che ad oggi sono completamente scollegate tra loro. Ogni singolo Comune guarda al proprio orticello senza tener conto di ciò che accade a pochi metri. Vanno rivisti i sistemi di depurazione, fatta chiarezza sui troppi progetti portuali e tursitici in via di sviluppo, e affrontata seriamente la questione del disastro ambientale prrovocata dalla centrale nucleare oggi oggetto di una inchiesta proprio per disastro da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere”.

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