L'IPAB SS. ANNUNZIATA CHIEDE: UNA RIFORMA DEGLI ISTITUTI DI PUBBLICA ASSISTENZA E BENEFICENZA

L'IPAB SS. ANNUNZIATA CHIEDE: UNA RIFORMA DEGLI ISTITUTI DI PUBBLICA ASSISTENZA E BENEFICENZA
*L'Annunziata*

*L’Annunziata*

AGGIORNAMENTO – 9 enti pubblici al posto degli attuali 50, 9 Aziende Regionali di Servizio alla Persona che sostituiscono le attuali 50 IPAB, una ARSP in ogni provincia, fatta eccezione per Roma e provincia che potranno avere fino ad un massimo di 5 ARSP e Viterbo che potrà averne massimo 2: queste alcune delle novità contenute nella proposta emendativa – integrativa che l’IPAB SS. Annunziata ha presentato alla Regione Lazio affinché con la riforma del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali si provveda a riformare anche le IPAB.

Si aggiungono l’eliminazione dei consigli di amministrazione, una pletora di circa 200 persone e al loro posto un Presidente, un massimo di 9 unità in modo da ridurre drasticamente la spesa.

Il Direttore sarà scelto da un apposito albo regionale, il revisore dei conti sarà uno scelto a sorteggio da un albo regionale in sostituzione degli attuali collegi. Inoltre, tutte le cariche non potranno essere rinnovate ma sarà previsto un solo mandato. Ed ancora: la possibilità di gestire tutto il patrimonio delle ex IPAB e delle nuove aziende attraverso un unico soggetto competente in tema di gestione patrimoniale, un ruolo incisivo dei comuni,  che nomineranno l’Assemblea dei soci e attraverso di essa programmeranno e vigileranno sulle Aziende, i componenti delle assemblee non avranno alcun rimborso spesa, un sistema di monitoraggio e valutazione sulle attività di queste aziende stringente e puntuale.

“La proposta che nei prossimi giorni arriverà alla Regione – ha dichiarato il vicepresidente dell’IPAB Piero Bianchi – rappresenta un umile contributo che abbiamo voluto dare affinché si possa cogliere l’occasione della proposta di riforma del welfare avanzata dall’Assessore Regionale Visini per riformare anche le IPAB. Stiamo parlando di enti antichi ed importanti, di un patrimonio che stime per difetto valutano superiore ai 2 miliardi di euro, ma stiamo parlando anche di istituzioni che a causa della mancata riforma regionale si trovano in mezzo al guado, costrette a barcamenarsi tra assenza di regole, confusioni normative, sprechi e interessi di parte. Per scongiurare tutto questo occorre riformarle e quale migliore occasione della riforma dei servizi sociali che il Consiglio Regionale sarà chiamato a discutere ed approvare prossimamente”.

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