"LA PIZZERIA DEL PORTO" DI GAETA NELLA GUIDA DEL MIGLIOR CIBO DI STRADA ITALIANO

"LA PIZZERIA DEL PORTO" DI GAETA NELLA GUIDA DEL MIGLIOR CIBO DI STRADA ITALIANO

avalloneC’è anche la Pizzeria del Porto di Gaeta del Maestro Carlo Avallone nella Guida al miglior cibo di strada italiano, edita dalla casa editrice Gribaudo-Feltrinelli. Nata dall’esperienza televisiva del programma Street Food Heroes (la cui prima edizione è andata in onda su Mediaset Italia 1 e Italia 2), la guida sarà in libreria da mercoledì 27 novembre 2013. Lo storico locale di Gaeta è stato recensito nella Guida tra i migliori locali street food italiani.

La trasmissione ha accompagnato i telespettatori in un viaggio tra sapori e odori dello “street food”. La “Street Food Heroes Guide” contiene le ricette raccontate in ogni puntata e altre suggerite dal pubblico attraverso le pagine dei social network. Il Maestro Carlo Avallone Avallone sarà “testimonial” alla presentazione in programma venerdì 29 novembre alle ore 18.00 presso la libreria Feltrinelli di via Appia 427 a Roma. La Pizzeria del Porto è nata 20 anni fa, inizialmente l’idea imprenditoriale era la produzione di vari tipi di pizza.

“Dopo alcuni anni avevo pensato di offrire ai miei clienti la pietanza tipica di Gaeta, “La Tiella“, in quanto tengo molto alle tradizioni della mia amata città. Nei primi tempi visitavo varie case di massaie per informarmi e farmi dare consigli per poi crescere piano piano, infatti dalle prime, piccole e semplici tielle di polpo e scarola sono passato a ben 15 gusti diversi.” Così Avallone racconta la sua storia. La tiella è una specialità gastronomica tipica della città di Gaeta: consistente nell’interporre un ripieno di vario genere (solitamente di prodotti della terra o del mare) tra due sfoglie di pasta simile a quella della pizza, ma che richiede una lavorazione più accurata e possibilmente manuale. La tiella nasce come piatto unico gradito a contadini e pescatori per consentire loro di avere una pietanza che si conservasse per diversi giorni. Si racconta che già ai tempi dei Borbone alcuni di essi ne fossero estimatori; successivamente la sua memoria si lega al consumo di gaetani che partivano per emigrare in cerca di fortuna.

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