GAETA, I LAVORATORI DEL PORTO NE RIVENDICANO L’IMPORTANZA E IL RUOLO OCCUPAZIONALE SUL TERRITORIO

Porto di GaetaVista l’ormai consueta attività di diffusione di notizie inesatte, diffamatorie e non corrispondenti alla realtà inerenti il porto Commerciale di Gaeta, il Dott. Vittorio Mazza, Rappresentante dei lavoratori portuali in seno al Comitato portuale dei porti di Roma e del Lazio, e i Sigg. Galiano A., Camelio C., Fantasia G.  in nome dei lavoratori portuali di Gaeta quali rappresentanti sindacali degli operatori portuali di questa città, concordano sulla necessità di comunicare quanto segue:

E’ ormai consuetudine, da diversi anni, che le attività del Porto di Gaeta, vengano descritte e commentate con estrema diffidenza, a fonte di approssimative informazioni, sempre distorte e denigratorie trasmettendo  un’immagine estremamente negativa di tutta la portualità e delle attività attinenti.


Semplici approfondimenti ed una corretta informazione sui fatti sarebbero sufficiente a dissipare i pregiudizi costruiti, rendendo noto alla popolazione i reali problemi del nostro territorio e permettere di vedere il Porto quale importantissima risorsa, come avviene in tutte le località costiere del mondo.

Il porto di Gaeta, da piccolo scalo locale è diventato negli ultimi anni un importante porto di livello nazionale con collegamenti mercantili con porti di tutto il mondo. Questo grazie alla visione e ai rilevanti investimenti del Governo,  dell’Autorità portuale dei Porti di Roma e del Lazio,  del Comune  di Gaeta e delle imprese operanti.  Sono stati spesi 50 Milioni di euro per la costruzione di nuove banchine, aumento dei pescaggi, nuove aree di stoccaggio e migliorare la ricettività commerciale dello scalo, dotandosi altresì di attrezzature tecnologicamente avanzate per garantire sia la massima sicurezza dei lavoratori sia il rispetto per l’ambiente,  in totale armonia con la legislazione nazionale e comunitaria. Parte dei fondi sono stati utilizzanti anche per il rifacimento completo del lungomare (palme, giardini e illuminazione) in virtù dell’enorme legame con il territorio. Altri finanziamenti rilevanti (circa 30 milioni di euro)  sono stati già allocati e consentiranno di proseguire il percorso di sviluppo e di miglioramento delle infrastrutture di un porto visto come modello di  eccellenza e sviluppo sostenibile da tutta la portualità italiana.

Questi rilevanti investimenti e opere realizzate hanno evidenti benefici sull’occupazione nel settore logistico e marittimo. Basti pensare che il porto di Gaeta – tra lavoratori diretti e indotti – garantisce un lavoro a più di 500 famiglie del territorio. Rimane pertanto tra gli ultimi baluardi di prospettiva, per giovani e meno giovani locali, di trovare lavoro nel proprio territorio e poter avere prospettiva di crescita professionale.

Per garantire tale evoluzione e ammodernamento nel pieno rispetto del territorio e della popolazione, le autorità di controllo e gestione (Comune, Capitaneria di Porto e Autorità Portuale in primis), secondo le loro specifiche competenze, hanno compiuto enormi sforzi ed emesso rigidi regolamenti (addirittura  ripresi da altri scali nazionali come modello da seguire) ed adeguamenti normativi: l’ultimo nel Giugno del 2013, nel quale imponevano severe procedure e l’obbligo di utilizzo di attrezzature specifiche per la salvaguardia della sicurezza e la tutela dell’ambiente. La normativa, fortemente voluta dagli enti (tra i quali il Comune di Gaeta in testa), è stata rigidamente implementata nei mesi successivi attraverso investimenti che hanno dotato il porto di infrastrutture difficilmente riscontrabili in altre portualità (tramogge aspirate, lava ruote, scoli delle acque, punti raccolta, mezzi elettrici, imbarchi pneumatici, solo per citarne alcune) e azioni congiunte tra autorità e imprese operanti, trasportatori, cooperative, facchini e tutti gli attori coinvolti nella filiera.  Il porto di Gaeta è uno dei pochi porti in Italia a rispettare pienamente tutte le normative vigenti e ad aver ottenuto prestigiose autorizzazioni ambientali.

Di ultima tendenza è l’avversione a uno dei materiali movimentati nel porto: le Materie Prime Secondarie. Un materiale frutto di una specifica lavorazione e selezione industriale (prevista da normative europee), atta proprio a recuperare il prodotto ed evitare che diventi un rifiuto trasformandolo, di fatto, in una risorsa. Quindi, materie prime e non rifiuti e, pertanto, già sottoposte ad approfondite verifiche di conformità da parte delle autorità competenti e appositamente certificate, la cui circolazione è agevolata e disciplinata dalla Comunità Europea con apposito Regolamento del 2011.  Un materiale non inquinante e che non contiene olio, altrettanto diffuso in altri porti mondiali: basta farsi un giro su internet per vederlo addirittura in pubblicità di noti macchinari portuali! L’uso sempre più massiccio di materie prime secondarie è una tendenza globale perché riduce la necessità di estrarre materia prima dalla Terra e comporta in genere risparmi di energia (si pensi ai maggiori costi necessari per ricavare il ferro da una miniera) evitando anche i costi aggiuntivi per la produzione di materiale ex novo.

Per tutte le attività svolte all’interno dello scalo, vigono controlli quotidiani da parte di Enti preposti alla vigilanza del porto, che ricordiamo essere uno scalo nazionale e di frontiera e uno dei pochi luoghi di lavoro che possono contare su regolamentazioni e controlli altrettanto rigidi e costanti.  Le autorità deputate ai controlli – quali Autorità Portuale, Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Polizia provinciale, Ufficio delle dogane, Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco – eseguono monitoraggi e controlli minuziosi sulle singole attività svolte dalle imprese e dai singoli lavoratori: per 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno, con estremo rigore e scrupolosità grazie anche agli uffici permanenti che la maggior parte di esse hanno direttamente all’interno del porto e che consentono un costante controllo del rispetto delle leggi legate allo scarico e al carico delle merci o a tutte le attività dei materiali in transito. Prima di accedere all’area portuale ogni prodotto segue una rigida e certificata procedura di controllo da parte degli organi di competenza e anche da parte di soggetti terzi, quali chimici, periti e altri certificatori per garantire la piena aderenza alle norme vigenti in tema di sicurezza e ambiente. A tal proposito, grazie anche ai cospicui investimenti di cui si parlava, è uno dei porti più sicuri in Italia e uno dei pochi a essere totalmente coperto e dotato di una rete di raccolta delle acque con vasche di  raccolta e decantazione che impediscono che entrino in contatto con il mare.

Di fatto i recenti articoli denigratori hanno diffamato e discriminato le attività che sia questi organi di controllo sia i lavoratori del porto (la maggiore parte locale), gestiscono in maniera professionale e con sacrificio quotidiano – giova ripeterlo – in ottemperanza delle leggi, come costantemente verificato.  Oltre che screditato il prestigio che lo scalo ha acquisito negli anni nell’ambito della Logistica nazionale e riconosciuto anche a livello Internazionale.

In periodo di forte contrazione economica e sociale, si perde la percezione delle risorse a nostra disposizione che andrebbero invece valorizzate ed apprezzate. Per la strategica posizione che il Golfo di Gaeta ha nel Mar Tirreno e l’importanza che ha come punto di contatto per il proprio entroterra, il porto di Gaeta (principale contatto con il mondo in un territorio che non dispone di aeroporti, collegamenti treni ad alta velocità o autostrade) è diventato, in questi anni di aspra crisi economica, punto di riferimento per molte imprese della provincia di Latina, Frosinone e di altre aree dell’Italia centrale e meridionale. Le Aziende del territorio hanno riconosciuto nel Porto di Gaeta un importante sbocco per le proprie merci e vi si rifugiano per esportare i loro prodotti grazie a questa porta sui mercati del Mediterraneo e del Mondo. Grazie alle aziende del sud del Lazio che tentano di recuperare competitività per sopravvivere, mantenere occupazione e compensare il calo dei consumi nazionali esportando nei Paesi esteri, il porto negli ultimi anni è passato da un mix del 15% di export merci ed un 85% di  import ad un 40% di export e 60% di import, proprio per il disperato tentativo delle aziende locali di reagire alla crisi.

Alla luce di quanto sopra i lavoratori richiedono agli enti competenti di impegnarsi a fornire con forza una più ampia e corretta informazione ed instaurare un contatto ravvicinato tra il porto ed il territorio (ad esempio istituendo giornate con il “porto a porte aperte” per far conoscere questa realtà ai cittadini). Il porto di Gaeta rappresenta una delle poche chance di rilancio verso il futuro di questo territorio. E’ irresponsabile, oltre che non sostenibile in questo duro momento, una campagna stampa contro un asset strategico per le aziende del territorio e per tutto l’indotto che vi lavora.