PROCESSO BIS PER ”VILLA FAZZONE”: CHIESTA LA CONFISCA, LA SENTENZA SLITTA

PROCESSO BIS PER ”VILLA FAZZONE”: CHIESTA LA CONFISCA, LA SENTENZA SLITTA

villa fazzoneChiesta la confisca per quella che è passata alle cronache come “Villa Fazzone”. Slitta ancora la sentenza per il processo bis sull’immobile di proprietà della moglie e della cugina del senatore del Pdl, realizzato a Fondi in località Cocuruzzo e, secondo gli inquirenti, tirato su a colpi di abusivismo edilizio, per poi essere regolarizzato con abusi d’ufficio. Oggi pomeriggio, davanti al Tribunale di Latina, erano previste le conclusioni.

A parlare sono stati però soltanto il pm Giuseppe Miliano e gli avvocati difensori Luigi Panella e Giuseppe Addessi. A causa dello sciopero dei cancellieri l’udienza a un tratto si è dovuta interrompere ed è stata rinviata al prossimo 13 dicembre, per le arringhe degli avvocati Corrado De Simone e Massimo Basile e la sentenza.

*Il sostituto procuratore Giuseppe Miliano*

*Il sostituto procuratore Giuseppe Miliano*

Le prime indagini sulla villa iniziarono nel 2005 e, per gli abusi edilizi, sono stati già condannati in via definitiva Stefania Peppe e Giulia Iodice, moglie e cugina del senatore, a un anno di reclusione, e il geometra Filippo D’Angelis, a sedici mesi. Ritenendo che il fabbricato rurale trasformato in villa fosse stato sanato in maniera illecita, sempre il pm Miliano aprì poi una seconda inchiesta e fece sequestrare per la seconda volta l’immobile ai forestali del Nipaf, indagini che hanno portato all’attuale processo, in cui sono imputati Iodice, Peppe, D’Angelis e il dirigente comunale fondano Martino Di Marco.

Il pubblico ministero Miliano ha sostenuto che, anche se si tratta di un unico immobile, vista l’imponenza della costruzione può essere considerato una lottizzazione abusiva, rientrando nei criteri di lottizzazione dinamica in base alla giurisprudenza più recente. Il pm ha così chiesto, anche se i reati urbanistici sono ormai prescritti, la confisca della villa e la condanna di Di Marco a due anni di reclusione. Nessuna richiesta, invece, da parte del pubblico ministero per gli altri tre imputati.

La sentenza, salvo imprevisti, è ora attesa per dicembre quando, dopo le ultime arringhe, i giudici Lucia Aielli, Cecilia Cavaceppi e Luigi Giannantonio si ritireranno in camera di consiglio.

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