L'AUTOPSIA DELL'ENOLOGO BRUCIATO AD ITRI NON DA' RISPOSTE. CONTATTATA LA SENSITIVA DI TORINO

L'AUTOPSIA DELL'ENOLOGO BRUCIATO AD ITRI NON DA' RISPOSTE. CONTATTATA LA SENSITIVA DI TORINO
Ulrico Cappia

Ulrico Cappia

E’ finita. O meglio, il medico legale, Gianluca Marella, ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità portando a compimento nella mattinata di oggi, sabato, l’esame autoptico sul corpo di Ulrico Cappia, il 57enne enologo romano il cui cadavere è stato trovato carbonizzato in una radura di Porcignano a Itri mercoledì sera.

“Niente di nuovo”. Salvo il colpo che ha penetrato il cranio dell’enologo, il perito incaricato dal sostituto procuratore della Repubblica, Bontempo, non ha trovato altri elementi salienti. Di certo però le attività del medico legale dovranno andare avanti, probabilmente, con analisi di laboratorio. Indagini specifiche sul Dna e sui frammenti per stabilire la natura delle lesioni. Occorrerà verificare se le quelle riportate dal 57enne siano antecedenti o successive al decesso della vittima o se addirittura siano state mortali.

Si tratta comunque di esami che dovranno essere supportati dall’attività investigativa, affidata ai carabinieri della scientifica. Perchè non vi è alcun dubbio circa il fatto che sul luogo del rinvenimento del cadavere c’erano più bossoli. Eppure anche la radiografia che ieri ha “interrotto” il dottor Marella ha dato esito negativo: nessun altro proiettile è stato rinvenuto all’interno del corpo del 57enne romano.

Tutto questo mentre si aspetta con il fiato sospeso l’esito dello “stub” effettuato su tre persone, tutte legate all’azienda vinicola di Itri presso la quale il Cappia era impiegato. Azienda che ha osservato un giorno di lutto. Per un’intera giornata ha tenuto le saracinesche abbassate in segno di rispetto verso il proprio dipendente morto, anche se è pronta a riprendere le attività proseguendo con il lavoro svolto fino ad ora, sulla scia cioè delle aziente vinicole delle città del nord Italia. Ma al momento, la ditta che nel periodo invernale conta una decina di operai e nel periodo autunnale cresce fino ad avere anche trenta dipendenti, non si sta ancora muovendo per cercare un enologo che sostiuisca Ulrico Cappia.

La professione e i legami lavorativi, anche trascorsi, del 57enne sembrano essere il punto focale sul quale gli investigatori stanno concentrando l’attenione. Gli inquirenti stanno esaminando i rapporti tecnici redatti dall’enologo, le consulenze rese, i quaderni di appunti privati. Con l’idea magari che la certificazione negata ad un’azienda vinicola possa aver fatto scattare la molla della follia omicida.

I carabinieri non sembrano aver intenzione di lasciare niente al caso e, infatti, hanno deciso anche di contattare la sensitiva di Torino, per sentire cosa ha da dire sulla terribile fine di Ulrico Cappia. Mentre a riguardo la comunità di Itri ancora frastornata ed attonita prosegue con le ipotesi, magari al solo scopo di esorcizzare una vicenda che ha creato tra i cittadini sgomento e tanta paura.

LA VICENDA

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