APRILIA CITTÀ DI FRONTIERA, TERRA D’ORIGINE DELLA “QUINTA MAFIA”

APRILIA CITTÀ DI FRONTIERA, TERRA D’ORIGINE DELLA “QUINTA MAFIA”

I CITTADINISono anni che gli organi di stampa locali e nazionali  segnalano all’opinione pubblica e ai responsabili politici regionali e nazionali l’emergenza  rappresentata dalla situazione criminale nella regione Lazio. Cosi si legge in una nota stampa a firma del responsabile nazionale dell’Associazione di volontariato “I cittadini contro le mafie e la corruzione”, Antonio Turri.

Per Turri, dopo aver espresso la solidarietà alle vittime di questo ennesimo atto di forza criminale: l’avvenuto incendio delle autoveture alla famiglia Chiusolo, va detto che sarebbe sbagliato leggere questo ed altri episodi senza contestualizzarli nel quadro generale.

Non possiamo non considerare che Aprilia è al centro di una Regione dove in gran parte del  litorale, da Minturno a Civitavecchia e in particolare i centri di Formia, Terracina, Nettuno, Ardea, Ostia e Fiumicino, da oltre 30 anni, si assiste al consolidarsi di una economia mafiosa e di noti personaggi che controllano quasi tutti i settori tipici dell’agire criminale quali: il traffico delle sostanze stupefacenti, la tratta degli esseri umani, la prostituizione, oltre a forme di sfruttamento delle persone come il caporalato in settori strategici  dell’edilia e dell’agricoltura.

A tutto questo si aggiunge la grandissima quantità di danaro di provenzienza illecità che si reinveste a Roma, nelle città capoluogo di provincia della Regione e in alcuni centri, come Aprilia, che sono stati eletti a centri di residenza permanente da note famiglie della mafia siciliana, calabrese, campana e negli ultimi anni delle mafie cinesi, russe ed albanesi.

Gruppi criminali capaci di coinvolgere sempre più spesso la criminalità autoctona che tende ad assumere i comportamenti  tipici delle associazioni mafiose. Questo fenomeno palesemente visibile e già processulamente segnalato in alcune sentenze, lo definiamo  da anni “Quinta mafia”o mafia da contaminazione.

Tra queste realtà urbane Aprilia rappresenta sicuramente una delle città di frontiera, una sorta di porto franco una vera e propria cartina al tornasole di quanto sta avvenendo nel Lazio. Ad Aprilia, ma anche a Pomezia, da anni i vertici di note famiglie criminali hanno stabilito la loro residenza e i capi di questi sodalizi mafiosi si sono trasformati da boss criminali in imprenditori.

Il lavoro costante e capace delle Forze di Polizia del territorio in particolare quello dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza nella città di Aprilia si deve misurare con uno sviluppo democrafico ed urbanistico non sempre ben gestito dalla politica e con l’incessante cementificazione del suolo. Questa frenetica attività edilizia richiama, oltre all’insediamento di tantissima gente onesta proveniente dalle regioni del Sud in cerca di opportunità di lavoro, personaggi o nuclei familiari notoriamente di estrazione criminale o peggio di tipo mafioso, alcuni dei quali hanno sicuramente investito nell’area come dimostrano sequestri e confische poste in essere dalle competenti autorità giudiziarie.

Quindi Aprilia e gran parte del suo territorio comunale è una città chiaramente interessata a patologie criminali che vengono, a nostro avviso, pericolosamente sottovalutate. Sono anni che in convegni ed iniziative antimafia segnaliamo che alcuni cittadini anonimamente, per una comprensibile paura, riferiscono come personaggi riconducibili a clan mafiosi hanno frequentazioni a dir poco “pericolose” con chi dovrebbe esimersi dal farlo. Quindi riteniamo, continua Turri, che la migliore risposta a questi episodi di criminalità, sia l’avvio costante  sui territori citati, e in particolare in centri come Aprilia, di opportune indagini da parte della Direzione Distrettuale Antimafia, della Direzione Investigativa Antimafia e del Gico della Guardia di Finanza per controllare gli investimenti e le fortune economiche accumulate dai gruppi criminali e da chi nel mondo delle professioni o della politica li abbia eventualmente favoriti.

Come a dire il tempo dei discorsi è finito servono risposte concrete e tra queste quelle delle pubbliche amministrazioni che devono controllare meglio i distorti ed incomprensibili sviluppi demografici ed urbanistici in aree oggettivamente problemtiche senza pensare di scaricarne le conseguenze agli apparati di prevenzione e repressione come Magistratura e Forze di Polizia.

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