RIMANDATA LA CHIUSURA DELL'EX REGINA ELENA A PRIVERNO, SINDACO PRONTO ALLE ''BARRICATE''

RIMANDATA LA CHIUSURA DELL'EX REGINA ELENA A PRIVERNO, SINDACO PRONTO ALLE ''BARRICATE''

MEDICOAGGIORNAMENTO – Un atto inqualificabile, ingiustificabile e pericoloso. Questo il giudizio tranchant del sindaco di Priverno Angelo Delogu sulla decisione (poi ritirata) della ASL di Latina di voler chiudere nelle ore notturne il Punto di Primo Intervento di Priverno.

“Io e i capigruppo consiliari siamo intervenuti congiuntamente per bloccare sul nascere questa decisione scriteriata, dimostrando come su questi temi, sulla difesa del territorio e della salute dei nostri concittadini, non ci si divide, ma si è in grado di fare squadra al di là delle appartenenze. Fortunatamente abbiamo trovato nel dott. Sponzilli, direttore generale della ASL di Latina, un interlocutore attento alle nostre esigenze e il PPI non è stato chiuso. Ritengo che non sia possibile, di punto in bianco, lasciare un comprensorio densamente popolato come il nostro senza presidio ospedaliero”.

A lasciare  interdetto il sindaco Angelo Delogu sono state le modalità con cui è stata decisa e comunicata la chiusura del Punto di Primo Intervento di Priverno. La ASL afferma di aver comunicato la propria decisione alle 16.50, solo 3 ore prima dell’effettiva sospensione dei servizi, ma del fax non c’è traccia.

“Il comportamento tenuto dell’Azienda è inaccettabile tanto nel merito quanto nel metodo. La decisione, seppur provvisoria, avrebbe lasciato la popolazione priva di un punto di riferimento sanitario e ospedaliero molto importante come il PPI dell’ex Regina Elena. Inoltre, avrebbe sancito la ‘morte’ della sanità pubblica in questo territorio troppo spesso bistrattato, eliminando di fatto l’ultimo avamposto rimasto aperto dopo la chiusura dell’ospedale. Anche il metodo lascia piuttosto a desiderare: la ASL non si è premurata di comunicarci in anticipo le sue intenzioni. In questo modo, magari, ci saremmo potuti sedere attorno ad un tavolo e avremmo potuto cercare delle soluzioni alternative tutti insieme. Ancora più grave, però, la mancanza di comunicazione nei confronti della cittadinanza: se un cittadino avesse accusato un malore dopo le 20 e si fosse recato presso il Punto di Primo Intervento avrebbe trovato chiuso e solo un foglio A4 ad avvisarlo. Una situazione desolante”.

Il Sindaco ci tiene a sottolineare una cosa: nel caso in cui l’Azienda non avesse ritirato la sua decisione, si sarebbero configurati degli estremi di reato.

“Decisioni così irrituali, repentine e improvvise – chiosa Delogu – possono anche essere considerate come delle interruzioni di servizio pubblico. La prossima volta, magari, l’Azienda farebbe meglio a ragionarci su con più calma, coinvolgendo anche i rappresentanti istituzionali interessati”.

La decisione è stata ritirata quasi immediatamente e per il momento l’emergenza è stata tamponata.

“Non vorremmo – aggiunge il primo cittadino di Priverno – che si trattasse semplicemente del rinvio temporaneo di una decisione già presa. Capiamo le difficoltà causate dalle numerose assenze per malattia, ma la ASL in futuro dovrà muoversi diversamente. Se davvero ci fosse l’intenzione di chiudere il PPI di Priverno, l’intero consiglio comunale, i cittadini e le istituzioni del comprensorio sono pronti a far sentire forte la loro voce nelle sedi più opportune, protestando con tutti i mezzi a disposizione”.

 

AGGIORNAMENTO – CONTRO LA DECISIONE ASSUNTA DALLA ASL, IL  PRESIDENTE CUSANI E L’ASSESSORE MARTELLUCCI

via_costaChe la sanità laziale non godesse di buona salute è un dato accertato ormai da troppo tempo, ma che la sua ordinaria gestione diventasse sorda anche ad ogni richiamo rispetto ai primari  bisogni di salute dei cittadini è davvero intollerabile.

“A noi – affermano il presidente Armando Cusani e l’assessore provinciale e consigliere comunale a Priverno Fabio Martellucci – non interessa quali siano e di chi siano le responsabilità dirette su quanto sta accadendo al punto di primo intervento di Priverno, che proprio nella giornata di ieri, tramite fax, è stato raggiunto da un provvedimento di chiusura immediata.

Una missiva partita dagli uffici della direzione sanitaria dell’Asl Latina, che disponeva ieri pomeriggio per questa mattina la chiusa dell’importante presidio sanitario della città di Priverno, che serve anche un territorio densamente popolato.
Appena avuto contezza del contenuto della determinazione di chiusura – proseguono Cusani e Martellucci – ci siamo immediatamente attivati con il manager Asl per chiederne l’immediato ritiro, evidenziando una serie di motivazioni importanti non tenute in debita considerazione.

La prima riguarda la tempistica che colpisce il punto di primo intervento: neanche 10 ore dalla decisione di chiudere alla effettiva chiusura,  bypasando   le problematiche che tale e velocissima decisione avrebbe comportato  per migliaia di  cittadini utenti.

La seconda concerne l’incredibile motivazione che ne sarebbe alla base.

Da informazioni acquisite sarebbe riconducibile “all’improvvisa epidemia sanitaria” di cui ben 10 medici impegnati sarebbero stati inopinatamente colpiti.

Epidemia o legittimo impedimento dovuto a una transitoria “malattia collettiva” dei camici bianchi, fatto sta che il punto di primo intervento chiude  i battenti, mentre i medici una volta che si saranno ristabiliti in salute forse verranno dirottati al pronto soccorso dell’ospedale Fiorini di Terracina, dove si registra una situazione drammatica per afflusso e complessità delle prestazioni erogate.

Tutti problemi che, come ripetiamo inascoltati da anni, dovrebbero essere risolti in fase di programmazione e non giungendo a ridosso delle criticità, per adottare poi decisioni spesso cervellotiche e penalizzanti per i cittadini.
Per queste ragioni, ancora questa mattina, abbiamo sollecitato la direzione generale dell’Asl Latina nell’intervenire con urgenza, impedendo la chiusura del punto di primo intervento di Priverno e nel ricercare ogni utile percorso per abbattere i problemi degli operatori del pronto soccorso di  Terracina.

Risolvere senza indugio la grave emergenza che si è generata è possibile – terminano Cusani e Martellucci –, facendo ricorso anche alla deroga delle assunzioni e procedendo con velocità alla stipula di contratti a tempo determinato con i tanti medici e paramedici disoccupati”.

 

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