SEQUESTRO DA 65 MILIONI DI EURO AL CLAN MALLARDO. A FONDI E LATINA COMPLESSI RESIDENZIALI E CONCESSIONARIE AUTO

SEQUESTRO DA 65 MILIONI DI EURO AL CLAN MALLARDO. A FONDI E LATINA COMPLESSI RESIDENZIALI E CONCESSIONARIE AUTO

AGGIORNAMENTO – La Guardia di Finanza di Roma ha sequestrato beni per oltre 65 milioni al clan camorrista Mallardo, nell’operazione “Bad brothers”. I finanzieri del nucleo polizia tributaria di Roma hanno eseguito il sequestro di beni mobili ed immobili – alberghi, ristoranti, concessionari di auto e oltre 170 immobili – per un valore complessivo di oltre 65 milioni nei confronti del clan camorrista “Mallardo”, tra Lazio, Campania ed Emilia Romagna.

Tra i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle figurano due grandi complessi turistici campani, il Giardino degli Dei a Castelvolturno e l’Holidays Giugliano. Nel provvedimento anche le concessionarie New Auto 1 di Pozzuoli e Imperial Car di Fondi oltre a complessi residenziali in costruzione tra Fondi, Latina e Bologna.

In dettaglio, il sequestro – disposto dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Latina (presidente Pierfrancesco De Angelis) – ha riguardato: patrimonio aziendale e relativi beni di 11 società, con sede nella provincia di Latina, Napoli, Caserta e Bologna, di cui tre operanti nel settore delle costruzioni di edifici, una nel commercio di porcellana, due nel commercio di autoveicoli, due nel settore dell’intermediazione immobiliare e tre nel settore alberghiero e della ristorazione; quote societarie di ulteriori 4 società, con sede nella provincia di Napoli, Ferrara e Bologna, di cui tre operanti nel settore della costruzione di edifici e una nell’intermediazione immobiliare; 174 unità immobiliari (tra Latina, Napoli, Caserta, Ferrara e Bologna); 25 tra auto e moto, tra cui 3 vetture d’epoca; numerosi rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni.

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AGGIORNAMENTO

Beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre € 65.000.000 sono stati sequestrati questa mattina dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma a due fratelli  intranei ad un noto clan camorrista, e ad altri due soggetti, rispettivamente figlio e fiduciario di un terzo soggetto, per conto del quale avevano costituito una cellula economica, operante, prevalentemente, nel territorio del basso Lazio.

Tra i beni oggi sequestrati alberghi, ristoranti, concessionari di autoveicoli e oltre 170 immobili.

Le complesse indagini di polizia economico-finanziaria, coordinate dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma e dirette dai Sostituti Procuratore della Repubblica della D.D.A. (Direzione Distrettuale Antimafia) di Roma, sono state avviate nel 2012 ed hanno consentito di accertare la costante ed inarrestabile ascesa, nelle Provincie di Latina e Napoli ed in parte anche in Emilia Romagna, dei fratelli D.A., noti imprenditori campani, attraverso rapporti dai reciproci vantaggi con esponenti di spicco del noto clan di camorra.

Come dimostrato dalle investigazioni del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, la operatività criminale del clan è stata nel tempo orientata, oltre che al finanziamento del traffico di sostanze stupefacenti, prevalentemente al controllo – realizzato con la partecipazione finanziaria o con la riscossione di quote estorsive – delle attività economiche di rilievo (attività edilizia, appalti pubblici, forniture pubbliche, commercio all’ingrosso).

L’asfissiante e maniacale gestione di ogni singolo aspetto della vita economica ha consentito al clan di potenziare, sistematicamente, la propria forza camorristica, realizzando, così, dopo l’iniziale controllo militare del territorio, un sostanziale controllo economico, esteso anche oltre il territorio di stretta competenza criminale.

In particolare, le indagini nel tempo svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma hanno consentito di accertare come il clan, proprio attraverso il segnalato “controllo economico” e attraverso considerevoli reinvestimenti di provviste illecite, non più limitandosi al territorio d’origine, abbia – ormai da tempo – esteso la propria sfera d’azione anche in altre Regioni dell’Italia centrale e meridionale ed, in particolare, nel Lazio, regione nella quale opera da oltre un lustro.

In tal senso, emblematica è la definizione dell'”impresa camorrista”, resa da un noto pentito di camorra rispetto al modo di fare impresa del clan: non impone il pizzo estorsivo, ma gli esponenti di rilievo di tale organizzazione camorristica entrano “di fatto” in società con gli imprenditori, di modo che questi ultimi diano una parvenza di liceità all’attività economica, mentre i camorristi partecipano direttamente ai guadagni, riuscendo, contestualmente, a reimpiegare i proventi derivanti da altre attività delittuose.

Proprio partendo da tale assunto, le fiamme gialle del G.I.C.O. di Roma, interpretando concretamente le direttive impartite dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale, hanno sviluppato circa 100 accertamenti economico-patrimoniali, nei confronti di altrettante persone fisiche e giuridiche, finalizzati all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati.

Nel dettaglio, i pregiudicati germani D.A. da qui il nome dell’operazione – per i quali le indagini penali nel tempo svolte hanno documentato l’indubbia affiliazione al clan, grazie all’ausilio dei membri dei loro nuclei familiari nonché di numerosi “prestanome”, tutti a vario titolo coinvolti in procedimenti penali di camorra, hanno organizzato un’articolata holding imprenditoriale, composta da numerose società, attraverso le quali hanno effettuato numerosi ed ingenti investimenti commerciali, principalmente nel settore delle costruzioni edilizie, il tutto per conto della predetta organizzazione malavitosa di stampo camorristico.

Per tali reati, in data 28 gennaio 2011, i fratelli D.A., attualmente ristretti presso la Casa Circondariale di Carinola (CE) e Napoli-Secondigliano, sono stati rinviati a giudizio dal Tribunale di Napoli, unitamente ai loro sodali, per diversi capi di imputazione, tra cui anche l’associazione di stampo mafioso.

In definitiva, le riportate attività delittuose hanno permesso al gruppo “D.A.”, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, di accumulare un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, del tutto incongruente con il modesto profilo reddituale emergente dalle dichiarazioni dei redditi.

Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosità sociale, ha permesso di richiedere, ai sensi del dettato normativo del “Codice Antimafia”, l’applicazione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza ed il sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio, direttamente o indirettamente riconducibile a D.A., così come a D.A..

I risultati di tali investigazioni, quindi, sono stati partecipati al Tribunale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione, il quale, condividendo l’impianto accusatorio prospettato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, con provvedimento a firma del Presidente, ha disposto il sequestro di:

  • patrimonio aziendale e relativi beni di n. 11 società, con sede nella provincia di Latina, Napoli, Caserta e Bologna, di cui n. 3 operanti nel settore delle costruzioni di edifici, n. 1 nel commercio di porcellana, n. 2 nel commercio di autoveicoli, n. 2 nel settore dell’intermediazione immobiliare e n. 3 nel settore alberghiero e della ristorazione;
  • quote societarie di ulteriori n. 4 società, con sede nella provincia di Napoli, Ferrara e Bologna, di cui n. 3 operanti nel settore della costruzione di edifici e n. 1 nell’intermediazione immobiliare
  • n. 174 unità immobiliari (site nella provincia di Latina, Napoli, Caserta, Ferrara e Bologna);
  • n. 25 auto/motoveicoli, tra cui n. 3 autovetture d’epoca;
  • numerosi rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni;

per un valore complessivo di stima dei beni sottoposti a sequestro pari ad oltre € 65.000.000.

Le operazioni di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle in parola, aventi valenza strategica rispetto all’aggressione ai patrimoni accumulati dalle consorterie criminali, al fine di contrastare l’immissione di denaro di provenienza illecita nei circuiti legali dell’economia, hanno comportato l’impiego di oltre 100 Finanzieri in Lazio, Campania ed Emilia Romagna.

Aggredire i patrimoni illecitamente accumulati dalle “mafie” significa fargli perdere prestigio all’interno del proprio ambiente delinquenziale, privandole del fondamentale strumento di condizionamento delle realtà socio economiche, tradizionalmente occupate e soffocate dall’indisturbata presenza delle loro risorse e del loro controllo.

 

 

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