PONZA, È ALLARME SPADARE. INTERVIENE SLOW FOOD

spadareOrmai si tratta di una vera e propria emergenza ambientale quella che che si sta abbattendo sulle specie di pesce spada che abitano il mar Mediterraneo e in particolar modo le acque che bagnano l’isola di Ponza.

A lanciare l’allarme in queste ore, ripreso peraltro dalle maggiori agenzie di stampa italiane, oltre che dai maggiori rappresentanti di settore in ambito ambientale, è stato il responsabile per la pesca sostenibile di Slow Food Lazio.


Il fenomeno della pesca illegale, che spesso ha portato a ingenti sequestri di pescato, e in particolar modo delle controverse e fuorilegge reti per la pesca del pesce spada, sembra non conoscere ridimensionamenti tali da far cessare il pericolo per la pregiata specie ittica.

E Slow Food a tale proposito ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro l’allarmante fenomeno intitolata “Salviamo il mare del Lazio”.

“Le risorse ittiche – spiega Luigi Crescenzi, responsabile Pesca sostenibile di Slow Food – sono in continua diminuzione e in Italia dal 2013 abbiamo iniziato ad essere dipendenti dal pescato d’importazione. Non solo, non tutti sanno che nel Mediterraneo si pescano oltre 140 specie e se ne consumano solamente cinque o sei. Tra questi c’e’ il pesce spada la cui pesca ancora oggi viene effettuata con reti illegali chiamate spadare. Un fenomeno questo che notoriamente tocca anche i mari laziali, come testimonia il sequestro di queste reti avvenuto a Ponza negli anni scorsi.

Un’alternativa per un consumo sostenibile che da una parte riduca la richiesta di pesce spada, e quindi scoraggi la pesca illegale e l’importazione del pescato, ci sarebbe: la palamita. E’ un pesce che per caratteristiche organolettiche e nutrizionali – sottolinea Crescenzi – non ha nulla da invidiare al pesce spada e al tonno. Al contrario di questi pero’ non presenta problemi di metalli pesanti in virtu’ della vita meno longeva. Anche l’apporto calorico e’ simile a quello del pesce spada, mentre dal punto di vista commerciale il confronto e’ a netto favore della palamita che si aggira attorno ai 7 euro al chilo contro i 30 del suo rivale. Insomma il consumo sostenibile è utile all’ecosistema, alla salute e al portafogli”.

Va ricordato come le Spadare, ribattezzate anche ‘muro della morte’, arrivino fino a 15 chilometri di estensione con maglie di 15 centimetri. Sono reti non ancorate che vanno alla deriva e che in virtù del movimento dell’acqua generato dai pesci che nuotano nei pressi fa si che questi rimangano impigliati. La spadara non è selettiva e restano vittime di queste reti specie protette tra cui le tartarughe, le balenottere, i capodogli, i delfini, gli uccelli marini e i pesci luna.

Illegali dal 2002, sono state lasciate in custodia ai pescatori che in tanti casi hanno continuato ad usarle e a venderle ad imbarcazioni immatricolate extracomunitarie. Da allora le reti ammesse in sostituzione delle spadare sono le ferrettare che si differenziano sia per la lunghezza inferiore, al massimo 2,5 chilometri, sia per la larghezza delle maglie, massimo 10 centimetri. Mentre inizialmente potevano essere utilizzate oltre le 10 miglia dalla costa e con una maglia eccessiva da 18 centimetri, dal 2012 possono essere utilizzate solamente entro le 3 miglia dalla costa il che dovrebbe impedire la pesca di pesci pelagici. A trarre spesso in inganno è la somiglianza tra ferrettare e spadare il che rende praticamente impossibili i controlli sulle reti a terra e in tanti casi le spadare vengono camuffate da ferrettare.