RESTANO DUE MEDICI AL PRONTO SOCCORSO DELL'OSPEDALE DI FONDI, GLI ALTRI QUATTRO SONO FUORI SERVIZIO

san-giovanni-di-dio-fondi-ospedale“Questa volta non limiteremo la nostra denuncia solo ai responsabili locali, ma la faremo giungere al governatore del Lazio in persona, Nicola Zingaretti, per chiedere un suo intervento diretto nell’assurda situazione”. A tuonare così verso i vertici dell’azienda Asl e verso i responsabili distrettuali sono i sindacalisti della Cgil FP, della UGL e della RSU.

Sotto accusa una nuova assurda emergenza che da ieri si registra presso l‘ospedale di Fondi la cui situazione, più che drammatica, sembra essere diventata tragica. Dei sei medici in servizio presso il Pronto Soccorso, infatti, sono rimasti operativi solo due dottori. Ai primi due, bloccati per infortunio, se ne era aggiunto un terzo per malattia. Da ieri, sabato, anche un quarto medico non ha potuto presentarsi al lavoro per motivi di salute.


L’assurda situazione di emergenza è stata per ora affidata allo stoico stillicidio di due dottori, la cui salute è destinata a un sicuro “Kakakiri”, qualora il ritmo di lavoro che per ora li sta riguardando dovesse perpetuarsi per altro tempo. In effetti, ognuno dei due, deve effettuare due turni senza soluzione di continuità, per un totale di dodici ore, salvo a riprendere, dodici ore dopo, prima che il fisico abbia potuto recuperare anche in parte lo stress accumulato per lo sforzo.

La situazione è stata subito duramente stigmatizzata dai responsabili della Cgil provinciale Funzione Pubblica, Franco Addessi, dell’UGL, Massimo Aceto, e di Fabio Saltarelli della RSU.

“Se, per quanto riguardava l’emergenza legata alla mancanza di operatori che ha fatto disattivare, per il periodo orario 21 – 7, il funzionamento del centralino del “San Giovanni di Dio”, la situazione era censurabile ma non tragica, per la nuova emergenza presso il Pronto Soccorso la responsabilità per le disfunzioni e le conseguenze anche tragiche che ne potrebbero derivare sono di una gravità assoluta. Non ci riesce di capire – sottolineano i tre – come i responsabili distrettuali e lo stesso manager Sponzilli non stiano prendendo nella dovuta attenzione tutti i rischi che il riproporsi dell’emergenza presso il Pronto Soccorso comportano, sia per la salute degli operatori che per quella dei pazienti loro affidati. Non crediamo che i responsabili dell’azienda stiano pensando di far “sbollire” la situazione e aspettare che i sei medici tornino in forma, sobbarcando sule spalle dei due “cirenei” l’assurdo carico di un logorìo che, tra l’altro, in questi giorni, deve fare i conti anche con l’accentuata presenza turistica in zona per via del ponte del 1° maggio. Nessuno si illuda di rivedere, presso il nosocomio di via San Magno, le odissee di medici (belle per gli scoop giornalistici ma deleterie per il bene della gente) i quali hanno svolto, come nel caso di tre anni fa, a Ferragosto, turni rispettivamente di 30, 24 e 18 ore, ripetuti nel corso dell’apocalisse registratasi, allora, nella disponibilità di dottori falcidiati da condizioni di salute, turni che, tra l’altro, portarono un medico di servizio a crollare durante il periodo di lavoro per il carico di stress accumulato”.