POLPETTE AVVELENATE PER LE CAMPAGNE CASTELFORTESI, È CACCIA AL KILLER

POLPETTE AVVELENATE PER LE CAMPAGNE CASTELFORTESI, È CACCIA AL KILLER

IMG_20130409_143119Gli attacchi non risparmiano nessuno: gatti, cani, addirittura poiane, una specie protetta di rapace. Sono più che altro obiettivi di sorta, messi a segno solo per il macabro gusto di uccidere. È caccia sulle colline di Castelforte al “killer degli animali”. Questo il soprannome che alcuni agricoltori e allevatori del posto hanno affibbiato al responsabile delle polpette avvelenate seminate in queste settimane lungo le campagne di Tralla. Gli agenti della Forestale della stazione di Spigno Saturnia gli stanno ormai alle costole dopo l’esposto presentato domenica mattina da un pensionato.

“La settimana scorsa mi trovavo nel mio appezzamento di terra – ha raccontato l’uomo – quando ho notato che la mia gatta, per altro incinta, versava in un forte stato di agonia: mostrava i segni evidenti di un avvelenamento. Nonostante abbia cercato di salvarla mi è poi morta tra le mani”.

IMG_20130415_135519Purtroppo non è l’unico episodio. L’incubo torna a ripetersi pochi giorni dopo, quando al telefono del pensionato giunge un’insolita chiamata: è un suo parente che gli chiede di intervenire per salvare il suo cane da poco avvelenato.

“Sono accorso immediatamente – ha aggiunto l’uomo – e con l’ausilio del sale siamo riusciti a far vomitare all’animale un sacchettino legato con uno spago che conteneva della polvere simile alla metaldeide, un lumachicida per le piante. Il cane fortunatamente è ancora vivo”.

Il sospetto che altre esche possano essere state abbandonate nei dintorni della campagna castelfortese non è poi tanto peregrino.

IMG_20130415_135724Proprio lunedì, infatti, l’anziano ha rinvenuto una poiana morta: “Appena mi sono imbattuto nell’animale – ha spiegato – ho allertato gli agenti della Forestale affinché possano approfondire questa triste vicenda”. A quanto risulta la carcassa del rapace è stata consegnata ai forestali e inviata a Bologna per alcuni accertamenti relativi alla sostanza ingerita. Qualora le analisi dovessero confermare l’avvelenamento da metaldeide, il responsabile di tutte queste offensive rischia veramente grosso.

“Ho deciso di segnalare la vicenda – ha concluso l’uomo – perché temo per la salute dei miei quattro pastori maremmani verso i quali nutro grandissimo affetto, ma anche per il pericolo che incorre la nostra fauna selvatica”.

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