GAETA, CIMITERO: I CARABINIERI AVVIANO LE INDAGINI SULLE PROCEDURE DI ESTUMULAZIONE

GAETA, CIMITERO: I CARABINIERI AVVIANO LE INDAGINI SULLE PROCEDURE DI ESTUMULAZIONE

resti_24I carabinieri di Gaeta hanno iniziato a visionare gli incartamenti sequestrati mercoledì presso il municipio negli uffici di piazza XIX maggio. Si vuole fare chiarezza sulle procedure di accantonamento dei resti mortali depositati nel magazzino, poi forzato nei giorni scorsi e scoperto dai carabinieri dalla parte di via Bologna.

Perché le 11 casse zincate semiaperte con i resti mummificati dei defunti al loro interno e una enorme quantità di sacchi con altri resti, erano stati messi li sei anni fa quando si procedette con l’abbattimento della cappella di San Francesco vecchio ormai vicino al crollo strutturale e completamente sbriciolata all’interno.

Così, da un enorme cumulo di macerie, documentato da materiale fotografico dell’epoca, si estrapolarono tutti resti mischiati ai materiali di risulta crollati e in più si accantonarono le casse ancora integre. Tuttavia gli inquirenti suppongono che qualche procedura igienico-sanitaria che prescrive le corrette manipolazioni di questi rifiuti speciali non sia stata eseguita.

Cosi come potrebbe configurarsi errori procedurali rispetto all’area scelta all’accantonamento stesso. Eppure al momento delle operazioni di estumulazione presenziarono anche ispettori ambientali e ll’Asl che verificarono quanto stesse avvenendo, e le cose sono rimaste così fino a qualche giorno fa.

Infatti ad accorgersi di quanto avvenuto relativamente all’infrazione delle catene e all’apertura delle casse è stato un operaio comunale che ha poi avvertito i carabinieri. Ma a questo punto si aprirebbe anche un altro fronte e cioè quello relativo ai motivi per i quali ignoti avrebbero effettuato l’infrazione aprendo le casse.

Insomma la situazione resta molto fluida ma intanto torna d’attualità la vicenda della cappella di San Francesco vecchio che dopo il suo abbattimento doveva essere ricostruita. E a questo proposito fu acceso anche un mutuo ad hoc del valore di due milioni di euro, soldi probabilmente spesi per altre voci e non si sa se nel frattempo sono rimaste risorse di quel mutuo.

Ma intanto l’area è nel degrado più assoluto, luogo di riposo, o meglio abbandono, di spoglie mortali e forse di profanazione. Una vicenda quella della cappella di San Francesco che peraltro è stata caotica fin dal suo principio, quando le irregolarità sul bando iniziale decretarono il suo annullamento con una perdita di denaro pubblico di circa 7mila euro. Perché si era pensato di finanziare la ricostruzione della cappella al 50 percento col mutuo e col restante 50 percento con una sottoscrizione popolare mai avvenuta.

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