INCLUSIONE SOCIO LAVORATIVA, PARTE NEI DISTRETTI FORMIA-GAETA E TERRACINA-FONDI IL PROGETTO ''DISTRETTI INSIEME''

INCLUSIONE SOCIO LAVORATIVA, PARTE NEI DISTRETTI FORMIA-GAETA E TERRACINA-FONDI IL PROGETTO ''DISTRETTI INSIEME''

regione-lazioAl via la procedura per l’accreditamento sperimentale di cooperative di tipo “B” finalizzato all’attuazione del progetto “Distretti Insieme per favorire l’inclusione socio-lavorativa – Azioni per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità e di persone svantaggiate”. Un progetto finanziato dall’assessorato alle politiche sociali della Regione Lazio per 500.000 euro ed approvato dai comitati dei sindaci dei distretti Formia-Gaeta e Fondi-Terracina.

Attualmente sono disponibili buoni lavori INPS per un totale di 200.000 euro per l’avvio di 72 progetti d’inserimento, mentre gli altri 300.000 euro saranno erogati dalla Regione per la seconda fase progettuale.

Ad illustrare gli obiettivi e le linee guida del progetto è il presidente della commissione servizi sociali del Comune di Formia Antonio Di Rocco.

“La scelta dell’accreditamento sperimentale di cooperative sociali di tipo “B” è funzionale a rendere prontamente disponibili le risposte al bisogno lavorativo delle persone con handicap o svantaggiate. Recuperare ed avviare al lavoro i soggetti che versano in situazioni di precarietà fisica, psichica e sociale rappresenta uno degli obiettivi della pubblica amministrazione alla luce di una evidente crescita del bacino del bisogno.

La scelta dei Comuni nel favorire tali processi – attraverso l’utilizzo della cooperazione sociale – è stata valutata positivamente in termini di benefici dal punto di vista della qualità della vita delle persone interessate e delle loro famiglie. Di fronte al dilagare della crisi economica diviene prioritario per un’amministrazione aprire il mercato del lavoro alle fasce deboli ed in disagio. In questa ottica i distretti hanno ritenuto investire sulla formazione di queste categorie sociali attraverso l’inserimento lavorativo da svolgere con un tirocinio presso le cooperative coinvolte e sotto la supervisione di un tutor. A tal riguardo i due distretti socio-sanitari erogheranno una borsa lavoro che garantirà loro un salario minimo, quale incentivo e stimolo all’impegno profuso. Le esperienze in materia ci dicono che la borsa lavoro si è rivelata uno strumento adatto per questi soggetti nell’intraprendere un valido percorso d’inserimento sociale.

Il termine tirocinio – spiega Di Rocco – viene utilizzato per indicare le esperienze, esso non rappresenta un rapporto vero e proprio di impiego ma prevede la corresponsione di una indennità sotto forma di borsa lavoro. Il progetto fa riferimento a due tipologie tirocinanti: la prima a valenza terapeutica e riabilitava per favorire il recupero della sfera motoria, sensoriale e psichica di persone con disabilità, salute mentale e dipendenza; la seconda a valenza socio assistenziale per soggetti in disagio e precarietà sociale.

I distretti lavorano non tanto con l’obiettivo di inserire persone nel mondo del lavoro, bensì per inserirle in una rete sociale di recupero e funzionamento sociale. Il fine è prevenire l’esclusione e l’emarginazione attraverso l’inserimento lavorativo e l’offerta a riabilitare ed educare la persona al processo relazionale.

La scelta della cooperativa come agenzia di supporto significa partecipazione, imprenditorialità, pari opportunità. Un’impresa sociale funzionale ad un sistema virtuoso di welfare – conclude Di Rocco – che genera collaborazione, assistenza, servizi pubblici ed integrazione. La figura del tutor è necessaria per riconoscere il lavoro svolto dalle cooperative in funzione degli sgravi fiscali, contributi e rimborsi sostenuti per l’attività di inserimento lavorativo”.

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