ARRESTATI E CONDANNATI A GAETA PER FURTO DI PIGNE, TIRANO IN BALLO L'ASSESSORE VONA

ARRESTATI E CONDANNATI A GAETA PER FURTO DI PIGNE, TIRANO IN BALLO L'ASSESSORE VONA

pigneFaranno appello contro la loro condanna per furto aggravato di pigne ma intanto il caso che li ha visti coinvolti supera i confini della cronaca ed entra nel palazzo comunale di Gaeta. Succede che domenica mattina i carabinieri arrestano un 45enne di San Felice Circeo, Pasquale C., e un 28enne romeno, Raul M. . Poco prima i due vengono intercettati dai carabinieri, allertati da diverse segnalazioni di residenti che li notano all’interno della pineta comunale di piazza Trieste mentre sono intenti a trafugare strobili dai pini.

La successiva perquisizione dei militari permette di rinvenire all’interno del loro autocarro circa duecentocinquanta chili di pigne per un valore commerciale pari a mille euro. E fin qui non ci sarebbe nulla di sorprendente per quanto penalmente rilevante: i furti di pigne sono piuttosto frequenti.

La spiegazione che però i due forniscono presso il Tribunale di Gaeta al giudice Carla Menichetti sembra cambiare le carte in tavola. Difesi dall’avvocato Massimiliano Mastracci, raccontano che le pigne sequestrate non provengono dalla “pineta” di piazza Trieste ma da alcune abitazioni private di Serapo dai cui titolari erano stati contattati. Inoltre, aggiungono che dalla giornata di oggi avrebbero dovuto cominciare a provvedere allo stesso servizio anche per conto del Comune. L’autorizzazione, hanno sostenuto assistiti dal loro legale, l’avrebbe dovuta firmare l’assessore Alessandro Vona di ritorno da alcuni giorni di vacanza. Infine, sulla loro presenza in Piazza Trieste, hanno spiegato che era per un semplice sopralluogo in vista dei lavori loro affidati. Perché la loro presenza sugli alberi? Anche qui c’è una spiegazione.

Hanno raccontato di essere saliti soltanto per recuperare il pallone di alcuni bambini che stavano giocando in piazza. Dopo la convalida dell’arresto, entrambi sono stati condannati con rito abbreviato a quattro mesi, il pm Milena Massa ne aveva chiesti sei oltre al pagamento di 450 euro di ammenda. A ogni modo faranno ricorso in Appello e probabilmente anche l’assessore Vona sarà citato a confermare o smentire il loro alibi.

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