GAETA: 64 MILIONI DI EURO DI EVASIONE FISCALE, ALTRA ACCUSA PER GENNARO DE ANGELIS

GAETA: 64 MILIONI DI EURO DI EVASIONE FISCALE, ALTRA ACCUSA PER GENNARO DE ANGELIS

CONCORSO PER L_ACCESSO AL CORSO AERONAVALE DELL'ACCADEMIA DELLA GDFNon finiscono mai i guai giudiziaria di Gennaro De Angelis, 69enne originario di Casal di Principe ma per tanti anni residente a Gaeta al quale lo scorso 14 gennaio la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Frosinone aveva confiscato beni per complessivi 90 milioni tra Roma e le province di Frosinone e l’Aquila e Gaeta.

Qui la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli aveva espropriato all’uomo, ma anche nei confronti di altre due persone ritenute contigue al clan dei casalesi un’elegante palazzina nella parte iniziale della storica via Indipendenza e alcuni correnti bancari. La confisca di questi beni concluse, di fatto, un iter processuale avviato con la formulazione da parte del direttore della Dia di un’articolata proposta di applicazione di misura di prevenzione che aveva visto il 15 marzo 2011 il sequestro d’urgenza dei beni dei tre indagati, nell’ambito dell’operazione “Verde Bottiglia” che prese questo nome da una Jaguar di quel colore regalata proprio all’uomo al boss Francesco Schiavone, soprannominato “Sandokan”, appassionato di quel tipo di vetture di lusso.

Ora è accusato dalla Guardia di Finanza di Cassino di aver a nascosto al fisco, dal 2001 al 2008, proventi per 64 milioni di euro. A insospettire i finanzieri, la notevole sproporzione tra quanto dichiarato dall’uomo e il patrimonio a lui riconducibile, soprattutto di una holding societaria operante nel cassinate, nel settore della rivendita di autoveicoli, composta da più imprese tra loro collegate la quale, in modo completamente sconosciuto al fisco, gestiva –di fatto- una pluralità di soggetti economici, quasi tutti dediti alla perpetrazione di una pluralità di frodi fiscali. Nei confronti dell’uomo erano stati ipotizzati vari reati, tra cui quelli di intestazione fittizia di beni, falso e frode fiscale, aggravati dall’aver agevolato un’organizzazione di stampo mafioso, nonché reati associativi proprio in materia di criminalità organizzata ed erano stati altresì sequestrati ingenti patrimoni a lui riferibili.

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