GAETA, CLIMA TESO ALLA MEDFISH TRA EX DIPENDENTI, CURATELA FALLIMENTARE E SOCIETA' CHE HA GESTIONE L'IMPIANTO

GAETA, CLIMA TESO ALLA MEDFISH TRA EX DIPENDENTI, CURATELA FALLIMENTARE E SOCIETA' CHE HA GESTIONE L'IMPIANTO

protesta medfishDopo la morte produttiva di una delle maggiori aziende per la lavorazione del pesce a Gaeta, per la Medfish srl sta arrivando anche la morte strutturale.

A lanciare l’allarme è stato il presidente e consulente delegato Liberino Mancini della cooperativa La Polena costituita da ex dipendenti del sodalizio produttivo, che hanno costituito la coop per rilevare i rami d’azienda dismessi e in procinto di essere assegnati all’asta.

Un allarme che non tralascia di scatenare accuse di “comportamenti strumentali e omissori” della curatela fallimentare nei confronti degli attuali gestori locatari anch’essi accusati di incuria del sito. Ma il monito di Mancini sollecita di fatto l’attenzione della curatela fallimentare e del giudice fallimentare affinché intervengano per fermare un rapido processo di degrado e abbandono che sta gettando nel baratro il sito produttivo.

E a questo proposito è stata inviata una missiva al giudice fallimentare Antonio Lollo nella quale la coop dichiara:”Rinnoviamo richiesta di poter visionare il ramo d’azienda dismesso dato in fitto al signor Lococo Pietro rappresentante della società Piscicoltura del Golfo al fine di poter predisporre adeguata valutazione tecnica-economica in vista della vendita all’asta delle strutture stesse alla quale la cooperativa intende partecipare, nelle more di ottenere in subaffitto il ramo aziendale dismesso”.

Una richiesta scritta che sarebbe stata già inviata via e-mail anche alla curatela fallimentare senza però ricevere alcuna risposta, secondo quanto sostiene lo stesso Liberino Mancini. Ma la missiva lascia intravvedere anche un rapporto conflittuale che nel frattempo si sarebbe creato tra coop e la società attualmente locataria in virtù di una gestione non troppo accorta del sito al quale come detto è interessata la cooperativa.

E infatti la lettera termina così: “Poiché ritengo che lo stato attuale di abbandono dell’impianto dismesso e moria di ceppo riproduttivo di cui abbiamo prove nelle vasche lasciate senza manutenzione alcuna hanno già compromesso largamente lo status produttivo dell’impianto per diretta responsabilità dell’attuale fittavolo insensibile ai nostri diretti appello di collaborazione offerti anche col consenso del Consorzio di sviluppo industriale sudpontino interessato a utilizzare il sito come polo scientifico sperimentale stanziando con emanandi bandi Gac i fondi in fase di concessione tramite decreto del ministero del Tesoro, appare allo scrivente non più procrastinabile ne la concessione di subaffitto ne tantomeno l’ottenimento del permesso di poter visitare la struttura strumentalmente negata dal curatore che tra l’altro omette di accertare se tutti i dipendenti licenziati siano realmente stati riassorbiti dall’azienda e ‘scatole cinesi’ collegate essendo detto personale in carico a ‘terze società’ comunque legate professionalmente all’impianto concesso in affitto ma di fatto inutilizzato”.

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