BLACK OUT IDRICO DI NOVEMBRE A FORMIA E GAETA, LE CONSIDERAZIONI DEL COMITATO CONTRO ACQUALATINA

lotta contro acqualatinaA seguito del blackout idrico dei giorni 31 ottobre e 1, 2, 3, 4 e 5 novembre, nonché dalla torbidità dell’acqua dei giorni successivi, numerosi cittadini hanno inviato, su nostro consiglio una lettera ad Acqualatina, con la quale hanno chiesto un congruo risarcimento per i danni derivati dalle emergenze di cui sono stati vittime.

Ovviamente la difesa del gestore idrico è sempre la stessa: “la società ha adottato tutto quanto previsto dalla Carta dei Servizi vigente”, così da poter superare senza ulteriori danni le proprie inefficienze, ma peccato che la medesima carta dei servizi è tutta sbilanciata a favore del gestore, tant’è che non è prevista alcuna penale nel case di mancato adempimento da parte di Acqualatina.


Non ne siamo sicuramente sorpresi visti i santi in paradiso di cui gode, ma andiamo per ordine.

*I dirigenti di Acqualatina al consiglio comunale di Formia*
*I dirigenti di Acqualatina al consiglio comunale di Formia*

Iniziamo a smontare il castello di falsità costruito da Acqualatina, sottolineando ad esempio che non ci risulta esserci stata una gestione dell’emergenza all’altezza delle bollette esose che ci vengono spedite ogni trimestre. Parlare, come fa Acqualatina nella sua lettera, di una costante diffusione di aggiornamenti in tempo reale attraverso comunicati stampa continui, distribuzione di volantini, interviste in diretta, aggiornamenti radio ogni 30 minuti, web aggiornato in tempo reale, il call center potenziato sin dalle prime ore del mattino del 1 novembre, è offensivo nei confronti di chi ha vissuto sulla propria pelle le due emergenze idriche. In particolare ci riferiamo al presunto potenziamento del call center, visto che numerosi sono stati i cittadini che si sono lamentati con noi perché gli operatori del numero verde attivo erano irraggiungibili.

acqua Come ci pare una presa in giro il vantarsi di aver attivato 14 autobotti su un territorio così vasto come quello di Gaeta e Formia, tant’è che ci risulta che in molti casi si è dovuto ricorrere a autobotti itineranti, con il risultato che non si era un vero e proprio terno a lotto riuscirle a trovare. Così come ci pare fuoriluogo il volersi appropriare del merito di aver reso disponibili, e poi distribuite, bottiglie d’acqua in collaborazione con le Amministrazioni comunali coinvolte, visto che in particolare a Formia tale servizio non è stato reso fruibile, vedi le numerose foto di vecchiette che si recavano a prendere l’acqua munite di secchi e taniche di emergenza, mentre a Gaeta è stato il sindaco Mitrano (parole sue) a darsi da fare.

E’ questo nonostante che quando i privati nel 2002 vinsero la gara per la gestione si erano impegnati (Proposta di gestione allegato E2 capitolo 3.6 Gestione emergenze) a gestire l’’emergenza idrica con “potabilizzazione mobile, gruppi elettrogeni di emergenza, serbatoi mobili con autobotte, macchina imbustatrice per sacchetti di dotazione acqua potabile, gruppi motopompa” ed “a fornire le necessarie indicazioni per affrontare le principali emergenze che potrebbero verificarsi, minimizzando quindi i rischi per gli addetti e la popolazione servita, fornendo loro le necessarie informazioni per agire di conseguenza”.

Lo stesso dicasi, ad esempio, per l’emergenza idrica legata all’arsenico, dove ci sono voluti circa 10 anni perché Acqualatina decidesse di intervenire per risolvere un problema gravissimo che ha messo a rischio la salute dei cittadini.

Significativa in tutto ciò l’assenza della segreteria dell’ATO4, organismo che doveva vigilare sul regolare svolgimento del servizio e che invece ha pesantemente omesso di fare il proprio mestiere, dando ad Acqualatina la possibilità di venire meno agli obblighi imposti dai contratti.

Così come non ci pare abbia brillato per azione l’OTUC, l’organismo di tutela dei consumatori, nato ad hoc per dirimere le controversie tra i cittadini e Acqualatina

Sarebbe ad esempio interessante cosa ne pensa tale organismo della restituzione della remunerazione del capitale, così come previsto dalla recente sentenza del Consiglio di Stato.

Ai cittadini dovranno essere infatti restituiti i maggiori esborsi che hanno corrisposto nelle bollette dell’acqua dal 21 luglio 2011 al 31 dicembre del medesimo anno, ossia dopo il referendum del giugno 2011 (2° quesito) che abolì proprio la remunerazione del 7% del capitale investito.

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