EX EVOTAPE, LA PROCEDURA DI ACCESSO ALLA CIG NON CONVINCE LE MAESTRANZE

EX EVOTAPE, LA PROCEDURA DI ACCESSO ALLA CIG NON CONVINCE LE MAESTRANZE

Un momento dell'Incontro alla exEvotapeLa situazione è estremamente delicata. Mettere d’accordo 129 persone non è un’impresa da poco, specie se alla base ci sono scelte diverse, vecchie acredini, strumentalizzazioni politiche e sindacali. La ex Evotape di Santi Cosma e Damiano è ormai un colosso in liquidazione. Ma il suo passato turbolento continua ad abbattersi, come una maledizione, sulla testa di tutti gli ex dipendenti. La richiesta di una nuova proroga della Cig in deroga ne è l’ennesima dimostrazione.

I fatti sono questi: all’interno della procedura fallimentare il giudice delegato ha stabilito che la curatela, prima di sottoscrivere in Regione un accordo per la proroga degli ammortizzatori sociali, revocando quindi i licenziamenti intimati, dovrà in via preliminare acquisire le rinunce di tutti i lavoratori, nessuno escluso, alle indennità di preavviso.

Questa invece la cronaca. Ieri mattina, presso l’Auditorium comunale di Santi Cosma e Damiano, i segretari provinciali di Femca Cisl e Filctem Cgil hanno incontrato i dipendenti che non hanno aderito alla cooperativa per sondare le eventuali disponibilità alla firma individuale della rinuncia. Meno di dieci minuti sono bastati per capire che gran parte degli operai presenti era favorevole all’accordo. Restava da capire la posizione dei soci della Mancoop. Da lì la decisione immediata di un secondo incontro, qualche chilometro più a valle, presso lo stabilimento di via Porto Galeo, che purtroppo non ha sortito gli stessi effetti. Tanti infatti i dubbi emersi tra i lavoratori impegnati nel progetto di rilancio della produzione. La voglia di fare chiarezza è giunta soltanto nel pomeriggio: intorno alle 15 i lavoratori della Mancoop convocano un’assemblea nello stabilimento di via Porto Galeo alla presenza dei sindaci di Castelforte e Santi Cosma e Damiano. Alla riunione partecipa anche il curatore fallimentare Vincenzo Manciocchi.

Sul piatto non c’è soltanto l’eventuale richiesta di cassa integrazione che il giudice potrebbe o meno accordare. Ma anche il rischio che venga sospesa la mobilità a quei lavoratori già impegnati in un progetto di ripresa. La partita è davvero dura, senza considerare il pericolo di uno scontro sociale che potrebbe innescarsi tra lavoratori contrari e non alla rinuncia dell’indennità.

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