«FORMIA MODELLO CULTURALE INNOVATIVO», IL BILANCIO DELL'ASSESSORE LA MURA


«Siamo i promotori di un modello alternativo ed integrativo cultural-turistico finalizzato alla promozione del territorio». Un’inversione di tendenza quella tracciata dall’assessore alla cultura del Comune di Formia, Amato La Mura, nel bilancio sulle iniziative messe in campo in questi cinque anni di amministrazione Forte. Il pensiero, e gli sforzi autocelebrativi di La Mura, vanno tutti all’imponente manifestazione di fine estate “Le Notti di Cicerone”. «Un’operazione che è partita da lontano – spiega l’assessore – con l’acquisizione pubblica delle aree archeologiche in mano ai privati ed il recupero dei siti attraverso processi di modernizzazione. Per raggiungere un simile risultato è stato necessario creare un prodotto culturale in linea con l’identità e la storia della città. Una intuizione vincente quella dell’assessore regionale Aldo Forte, costruita nel tempo con lungimiranza ed impegno, alla riscoperta delle radici storiche di Marco Tullio Cicerone. Il simbolo “Formia Città di Cicerone” non è solo un marchio, ma rappresenta l’essenza stessa della nostra millenaria civiltà. Sul nome di Cicerone si è sviluppato un percorso che ha poi portato alla nascita di un evento diventato in pochi anni un punto di riferimento centrale non solo di Formia ma dell’intero comprensorio del Golfo. Una grande manifestazione di popolo con al centro la storia e la tradizione dell’antica Roma. L’aver riscoperto e messo in rete un festival internazionale della cultura, accogliendo grandi personaggi della letteratura e della storia contemporanea, ha comportato per la nostra comunità il grande salto di qualità e l’uscita da un anacronistico localismo mini-culturale fine a se stesso. Il territorio diventa il centro dell’attenzione e valorizza le sue ricchezze ambientali e paesaggistiche. Tutto ciò rappresenta una grande scommessa vinta che ci ha consentito di uscire dal tunnel dell’anonimato». Non c’è partita con la sinistra, sempre secondo La Mura, neanche sulla questione del Teatro Remigio Paone: «Sull’apertura del teatro era stata montata una vergognosa speculazione politica da parte di gruppi politici e comitati della sinistra. Parlavano di spazi pubblici chiusi senza rendersi conto che per aprire gli spazi era necessario mettere in sicurezza la struttura e soprattutto pagare i debiti pregressi. I fatti nel tempo ci hanno dato ragione su tutta la linea. Oggi questa realtà è viva e operativa, al servizio di tutte le espressioni artistiche del territorio, con una programmazione di eventi spalmati lungo l’arco dell’intero anno e con un’affluenza di pubblico che ha raggiunto cifre considerevoli. I dati parlano di oltre 30 mila persone».