***video***OPERAZIONE TRINITAS, CONFISCATI BENI PER 26 MILIONI DI EURO: TERRENI E CASE A LATINA E SABAUDIA

***video***OPERAZIONE TRINITAS, CONFISCATI BENI PER 26 MILIONI DI EURO: TERRENI E CASE A  LATINA E SABAUDIA

Beni mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 26 milioni di euro sono stati confiscati dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma agli eredi di un imprenditore romano, già condannato per i reati di usura e riciclaggio.

Il provvedimento, delegato dalla Corte di Appello di Roma ed eseguito dalle Fiamme Gialle del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale, conclude un procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di un notissimo immobiliarista romano, pluripregiudicato, deceduto nel 2006.

All’esito del lungo iter processuale, che ha visto l’intervento anche della Suprema Corte di Cassazione, è risultata assolutamente provata la qualificata pericolosità sociale del soggetto.

Inserito da circa trent’anni in contesti criminali dediti soprattutto alla commissione di reati quali l’usura, la bancarotta fraudolenta ed il traffico internazionale di stupefacenti, la vigorosa ascesa economica dell’imprenditore è risultata indissolubilmente legata al suo ruolo di riciclatore, non solo per conto di noti gruppi criminali operanti nella Capitale, quali la “Banda della Magliana” e la “Banda della Marranella”, ma anche di esponenti di spicco di “Cosa Nostra” siciliana e della “Nuova Famiglia” di matrice camorrista, da qui il nome dell’operazione.

Nel dettaglio, i collaboratori di giustizia segnalavano come il soggetto fosse persona molto vicina a cosa nostra.

Sul punto, già S. C., figura di rilievo di “Cosa Nostra” e collaboratore di giustizia, qualificava il C. come persona legata alla mafia “vincente” e referente, in Roma, del crimine organizzato mafioso, con interessi nella società, impresa all’epoca titolare di numerosi cantieri nella Capitale.

Lo stesso C. narrava di essere giunto a Roma per rintracciare il C., allo scopo di vendicare la morte di S. B., riconosciuto capo di “Cosa Nostra” prima della violenta ascesa dei corleonesi apprendendo che costui investiva, nel settore immobiliare, i proventi dei traffici illeciti avvalendosi “di un tale soggetto come prestanome”.

Ancora, i collaboratori di giustizia segnalavano il soggetto come persona impegnata nel riciclaggio delle risorse illecite nel settore immobiliare e nell’attività usuraria.

Il collaboratore P. G. riferiva, invece, dell’attività di riciclaggio svolta dal soggetto in favore di M. A., figura apicale dell’associazione camorristica denominata “Nuova Famiglia”, per conto del quale il proposto, negli anni ’80, secondo il narrante, aveva realizzato degli investimenti immobiliari, anche nella Repubblica Dominicana, assicurando supporto logistico ad affiliati, anche latitanti, in Roma, per realizzare gli obbiettivi criminosi dell’organizzazione.

Analogamente, altro collaboratore riferiva dei collegamenti del proposto con esponenti della “Banda della Magliana” che, per tramite del soggetto, investivano i proventi del traffico di stupefacenti e dell’usura nel settore immobiliare.

Parimenti, all’esito delle indagini svolte dal G.I.C.O. sono stati ricostruiti enormi flussi finanziari intercorsi, a fare data sin dall’anno 1996, tra lo stesso e G., esponente di primario livello della “Banda della Marranella”.

Attività delittuose che hanno permesso non solo il mascheramento dei proventi illeciti, ma altresì garantito un’elevata produttività, con beneficio sia per le associazioni mafiose finanziatrici che per lo stesso, permettendo l’accumulazione di un imponente patrimonio immobiliare e mobiliare.

In sintesi, con l’operazione odierna i Finanzieri hanno sottoposto a confisca n. 47 unità immobiliari site a Vieste (FG), n. 2 terreni siti a Sabaudia ed un terreno sito a Latina, n. 7 unità immobiliari a Sabaudia, n. 5 autovetture, quote societarie di n. 7 società operanti nel Lazio e conti correnti per un valore totale di stima pari a € 26.118.725.

Il provvedimento ablativo, emesso dalla II Sezione Penale della Corte di Appello di Roma, riconosce la bontà delle investigazioni esperite dalla Procura della Repubblica di Roma, diretta dal Procuratore e materialmente condotte dal Sost. Proc., confermando come il Lazio e la Capitale costituiscano terreno fertile per il reinvestimento degli illeciti profitti di tutte le organizzazioni criminali di stampo mafioso.

L’operazione in esame, da ultimo, si inquadra e perfettamente interpreta la volontà del Comando Generale della Guardia di Finanza e del Comando provinciale della Guardia di Finanza della Capitale di attribuire valenza strategica all’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dalle mafie, soprattutto in territori “fisicamente” lontani dalle zone di origine e per ciò stesso più facilmente permeabili dalla violenta e pervasiva arroganza economica delle organizzazioni mafiose.

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