GAETA: OMICIDIO PICCOLO, LA CASSAZIONE CONFERMA L’ERGASTOLO PER ZAGARIA

GAETA: OMICIDIO PICCOLO, LA CASSAZIONE CONFERMA L’ERGASTOLO PER ZAGARIA

Michele Zagaria era il mandante. Il 21 luglio del 1988 sulla via Flacca a Gaeta Dario De Simone crivellò di colpi la Fiat Uno uccidendo Pasquale Piccolo, 21 anni, e ferendo Raffaele Parente, 20 anni. La IV sezione penale della Corte Suprema di Cassazione, nei giorni scorsi, ha respinto il ricorso presentato dal 54enne di San Cipriano di Aversa, boss del clan dei Casalesi, confermando la condanna all’ergastolo inflitta il 12 ottobre del 2010 dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina. “Capastorta”, come viene definito nel mondo criminale, resterà dentro a vita.

L’ascesa del ras di uno dei più spietati cartelli camorristici della Campania cammina di pari passo con la storia dell’espansione della malavita organizzata nel basso Lazio. A dar fuoco alle polveri, quello stesso anno, fu l’assassinio in Brasile di Antonio Bradellino, storico fondatore del clan dei Casalesi. Le famiglie Schiavone, Bidognetti, Iovine e De Falco iniziarono una guerra con i bardelliniani per il controllo dei traffici illeciti sul territorio, costringendo parenti e persone loro affiliate all’esilio fuori dalla Campania. Il primo approdo fu Sperlonga, a seguire Formia. In questo contesto criminale trova spiegazione l’omicidio Piccolo. I due campani si erano recati nel Sud pontino per far visita ai bardelliniani. Al ritorno verso casa, all’altezza della spiaggia dell’Ariana, vennero investiti da una pioggia di proiettili. Piccolo morì nell’agguato, mentre Parente ne uscì ferito, ma ancora vivo. A confessare il delitto è stato lo stesso De Simone, diventato poi a collaboratore di giustizia, già condannato nel maxi processo “Spartacus”. Per quello stesso fatto di sangue fioccarono condanne anche per i boss Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, Francesco Bidognetti, noto come “Cicciotto e’ mezzanotte” e Alfredo Zara, lo “specchiettista”, quali mandanti dell’omicidio.

Proprio le dichiarazioni di De Simone e di altri pentiti come Luigi Diana e Domenico Bidognetti costarono nel 2010 la condanna all’ergastolo con isolamento di Zagaria, catturato soltanto un anno fa a Casapesenna dopo 15 anni di latitanza.

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