MONTE SAN BIAGIO COMPIE 150 ANNI DI VITA

MONTE SAN BIAGIO COMPIE 150 ANNI DI VITA

Monte San Biagio si sta preparando a festeggiare con eventi di grande valenza i 150 anni della sua storia come comune . Il 16 dicembre del 1862, esattamente un anno dopo il conseguimento dell’Unità d’Italia, il comune del centro della Piana, allora denominato Monticelli, deliberò di cambiare il nome, assumendo quello di Monte San Biagio. Per ricordare quell’evento, comune, Provincia, Parco dei Monti Ausoni, scuole, chiesa, associazioni varie, hanno predisposto un nutrito programma di manifestazioni che culmineranno con i festeggiamenti patronali del 3 febbraio, quando, alla presenza di Vittorio Sgarbi, che ha da sempre manifestato la ferma volontà di voler essere presente all’evento, verrà riportata nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista una tale di Cristofaro Scacco, apprezzato pittore del posto, che, dopo aver rischiato di essere distrutta dal tempo e dall’incuria, è stata sottoposta a un provvidenziale restauro, voluto dal Parco dei Monti Ausoni e soprattutto dal suo commissario straordinario, Federico Carnevale, uno dei più tenaci assertori della valenza del patrimonio artistico della cittadina. Il 16 dicembre, poi, data della ricorrenza del consiglio storico che cambiò nome al centro, la massima assise si riunirà per commemorare l’evento, mentre un’altra pregevole iniziativa, sempre a cura del Parco dei Monti Ausoni, ha dato via al programma dei festeggiamenti. Si tratta della donazione, da parte del Parco degli Ausoni, agli alunni dell’istituto comprensivo “Giovanni XXIII” di un’opera a fumetti, fatta stampare proprio dal Parco, che presenta la storia delle terre della Piana durante il travagliato periodo che precedette e seguì l’Unità d’Italia. Il gesto viene ricordato con una lettera al dirigente scolastico da parte dello stesso commissario straordinario del parco, Federico Carnevale. “Come è noto -esordisce il commissario- il territorio del Parco Naturale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi comprende un tratto dell’antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie, ancora visibile grazie alla presenza di centinaia di cippi di pietra che si snodano dal mar Tirreno fino all’Adriatico. Una parte significativa di questo confine ricade nel comune di Monte San Biagio, primo centro abitato che si incontrava sul versante tirrenico per chi da Roma attraversava “La Portella”, il “confine nord” del Regno delle due Sicilie. Un territorio ricco di storia, quindi, quello di Monte San Biagio, dove il confine ha cessato di esistere nel 1861 con l’Unità d’Italia, ma che ha visto nascere il fenomeno del brigantaggio, dove uomini e donne di questo territorio per decenni hanno manifestato con forza la loro avversità alle nuove regole, riempiendo di notizie, spesso tragiche, le cronache del tempo. Per tale motivo questo Parco, nel quale ho il privilegio di ricoprire il ruolo di Commissario Straordinario, ha ritenuto opportuno sostenere un’iniziativa editoriale che ha consentito di dare alle stampe un’opera di Davide Manzi -“Storie di santi e di briganti: gli anni che hanno insanguinato la Terra di Lavoro” (D’Arco edizioni”)- un lavoro attraverso il quale il fine vignettista ha narrato con le sue immagini il tragico percorso umano e sociale dei briganti, un percorso che ha intessuto il nostro territorio di vicende tragiche e amare, ancora oggetto di dibattito, peraltro rinnovato con maggiore intensità in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia e ritenuto necessario da parte di numerosi storici per far emergere alcune verità storiche su questi eventi, per troppo tempo disattese. Ed è per questi motivi che ho ritenuto opportuno consegnare alle scuole di Monte San Biagio le copie del lavoro di Davide Manzi, al fine di contribuire a far conoscere meglio alle nuove generazioni, in maniera diversa e per certi versi più avvincente, una storia complessa che ha come scenario anche il territorio del Parco, dove è ancora possibile riconoscere e individuare molti luoghi e ambienti narrati, un ulteriore invito, quindi, a scoprire ed apprezzare meglio gli straordinari valori ambientali e la storia di questa area protetta. Augurando a Lei e ai suoi studenti buon lavoro e buona lettura, colgo l’occasione -conclude Carnevale- per porgerLe i miei più cordiali saluti”.

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