APRILIA, MOBILITA’ APERTA ALLA OWENS ILLINOIS. CASSONI, FILCTEM CGIL: “PRESA IN GIRO”

APRILIA, MOBILITA’ APERTA ALLA OWENS ILLINOIS. CASSONI, FILCTEM CGIL: “PRESA IN GIRO”

Ieri mattina presso la sede di Confindustria di Latina i vertici del gruppo OwenS Illinois (multinazionale americana operante nel settore della produzione del vetro cavo presente in Italia con 12 siti produttivi) ha formalizzato la apertura di una procedura di mobilità rispetto al sito di Aprilia – Campo di Carne, consegnandone copia alla Rsu.

“La decisione, che deprechiamo nel merito – fanno sapere dalla Filctme Cgil – è stata principalmente motivata dagli elevati costi di produzione dello stabilimento di Aprilia che lo esporrebbe particolarmente alla concorrenza degli altri competitori sul mercato”.

Con la procedura di mobilità l’azienda ha deciso di fermare definitivamente uno dei tre forni attivi (Forno 2) e due delle sette linee da essi alimentati determinando un esubero strutturale pari a 35 unità.

“La decisione aziendale – commenta il segretario provinciale Filctme Cgil Walter Cassoni – sa tanto di presa in giro. E’ da inizio anno che vagheggiano circa la natura congiunturale del problema, senza mai dare l’impressione concreta di avere una idea precisa rispetto alla strategia da intraprendere in quanto a Piano industriale. L’assenza di autorevolezza del management locale evidentemente ha fatto il resto.

Vantare una pubblicità ultramilionaria fatta su scala mondiale, tra l’altro coinvolgendo personaggi di spicco che fanno dell’etica il tratto distintivo della propria attività, al fine di evidenziare il lato “pulito e naturale del vetro in quanto unico elemento trasformato dall’uomo riciclabile al 100% non coincide affatto con la natura di etica sociale che una grande azienda dovrebbe avere nel proprio Dna.

L’ennesima dimostrazione – prosegue Cassoni – della preminenza del mercato sul lavoro, perseguita con una politica dei prezzi scellerata che tutela esclusivamente il capitale attraverso i dividendi da garantire comunque agli azionisti.

La nostra massima preoccupazione ora è legata al mantenimento in prospettiva dell’intero sito in quanto tale atto mina alle radici la prosecuzione ed il consolidamento delle attività. Il fermo definitivo del forno più performante segue, o potrebbe seguire, una logica perversa ancora non completamente esplicitata.

Chiediamo ai lavoratori – conclude Cassoni – il massimo impegno in una fase, l’ennesima, di tensione e di attacco ai diritti nella nostra provincia. Insieme a loro terremo alta la guardia e vigileremo per un percorso chiaro e rispettoso”

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