SCONCEZZE GRAFICHE SULLA STATUA DI PADRE PIO E SUI MURI A ITRI

SCONCEZZE GRAFICHE SULLA STATUA DI PADRE PIO E SUI MURI A ITRI

Ancora un gesto blasfemo nei confronti della statua di Padre Pio collocata sul basamento nell’omonima piazza ai bordi della statale Appia, a Itri. Nel corso della notte tra martedì e mercoledì sono stati disegnati sulla statua, che era stata collocata in quel sito il 23 settembre e di cui vediamo l’arrivo a Itri nella foto, dopo il furto, avvenuto il 14 giugno scorso, della vecchia icona scultorea in vetroresina del frate di Pietrelcina, un simbolo fallico e due croci capovolte. Il tutto realizzato con spray di colore nero. Ad accorgersi dell’oltraggio sacrilego sono stati i primi viaggiatori che si servono dei pullman Cotral, che fanno sosta proprio davanti il basamento con la figura “accogliente” del cappuccino da poco elevato agli onori degli altari.

Immediatamente si è messa in moto la macchina operativa del comune che, dopo aver inizialmente coperto la statua con una busta di plastica scura per occultare alla vista dei passanti lo sconcio grafico di pessimo gusto, ha rapidamente provveduto a rimuovere la creazione figurativa ottenuta con la vernice nera. Operativi sul posto è stata la squadra del minuto mantenimento formata da Valerio Meschino e Mario De Simone, coadiuvata dalla pattuglia della Polizia Locale composta da Maria Teresa Musetto e Fabrizio Manzi. Purtroppo, poco dopo la scoperta dell’oltraggio sacrilego, sono stati segnalati al comando di polizia locale anche altre scritte sui muri di via santa Apollonia e piazzale Rodari dove ha sede la direzione didattica dell’istituto comprensivo e alcune classi delle scuole elementari.

Una grossa siringa e scritte del tipo “Itri è morta”, campeggiavano sui muri, prima che la solerte azione della squadra comunale le togliesse alla vista dei passanti, soprattutto minori che tra le otto e le otto e mezza si recano a scuola. Chiaramente sul fatto indagano i Carabinieri della locale stazione, diretta dal m.llo Giovanni Persico. L’episodio, ritenuto il frutto di menti deviate dal dolce far niente e dallo scorazzare impunemente la notte per il paese senza che la famiglia si preoccupi che i loro figli non fanno rientro a casa, non ha alcuna valenza di contestazione ideologica, come invece accadde venti anni fa per le scritte e le manifestazioni di seguaci di sette sataniche di cui si occupò la cronaca di quel tempo per via della celebrazione di messe nere, di episodi di macabro abbandono di gatti uccisi davanti studi medici e di una miscellanea di eventi che andavano dalla celebrazione di messe nere alle falde della falesia di monte Orlando a Gaeta, al dormire, da parte di qualche adepto, dentro bare mortuarie, fino alla spedizione di missive (partite da Venezia) inneggianti ai simboli satanici (“666” o a proclami apologetici del dilagante fenomeno) che vide il comandante della stazione dei CC di Itri di quel tempo, m.llo Sergio Biliotti, impegnato in una meticolosa individuazione dei componenti il tenebroso gruppo e delle loro attività che turbarono non poco la comunità itrana. I

l gesto contro la statua di padre Pio e le scritte si sono verificati, in questo caso, la notte antecedente la venuta a Itri dell’arcivescovo di Gaeta, mons.Fabio Bernardo D’Onorio, che, proveniente da Roma, prenderà parte, la sera di mercoledì 23, alla processione in onore di Santa Rita da Cascia, la cui festa, che ricade il 22 maggio, è stata spostata al giorno dopo in quanto, per il 2012, le chiese della diocesi di Gaeta non sono operative, essendo i sacerdoti occupati a Gaeta per il sinodo pastorale. Nella stessa serata, poi, avrà luogo la conferenza stampa del sindaco Giuseppe De Santis, da giorni convocata per illustrare il bilancio del suo primo anno di mandato da primo cittadino. Certamente nell’omelia dell’arcivescovo e nelle parole del sindaco troverà posto qualche commento relativo alle manifestazioni di menti deviate della notte scorsa che testimoniano, come la punta di un iceberg, il bubbone cancerogeno della mancanza di una convinta ragione di vita che guidi l’esistenza di persone destinate, in siffatta maniera, al fallimento totale nel corso della crescita anagrafica che si accingono a continuare a vivere. A quanto pare, solo da un punto di vista, vegetativo.

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