LAZIO, SERVIZI SOCIALI: APPROVATA LA RIFORMA IN COMMISSIONE

LAZIO, SERVIZI SOCIALI: APPROVATA LA RIFORMA IN COMMISSIONE

La commissione Lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali, presieduta da Maurizio Perazzolo (Lista Polverini), ha approvato, con cinque voti a favore e tre contrari, la proposta di legge regionale n. 226, concernente il ‘Sistema Integrato degli interventi, dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio’, licenziata dalla Giunta regionale il quattro giugno scorso su proposta dall’assessore alle Politiche sociali e alla famiglia, Aldo Forte (Udc). Dopo tre mesi di lavori, preceduti da otto giornate di audizioni, si chiude così l’esame della riforma che passa ora alla discussione dell’Aula consiliare.

La commissione ha designato relatore di maggioranza lo stesso Perazzolo il quale, a conclusione dei lavori, ha dichiarato soddisfatto: “Abbiamo rispettato i tempi. Ringrazio tutti i colleghi della commissione, sia di maggioranza che di minoranza, per il lavoro svolto e per il clima positivo che ha accompagnato l’iter di approvazione di questa legge attesa da quindici anni. E’ una legge innovativa e snella – ha concluso Perazzolo – che risponde pienamente alle esigenze delle famiglie e delle persone”.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore Forte: “Con questa riforma innoviamo e razionalizziamo il sistema – ha dichiarato Forte -, creando una rete di servizi intorno alla famiglia e ai bisogni della persona. Al centro c’è il Quoziente Lazio. Poi, la razionalizzazione del sistema, per superare l’attuale distribuzione a macchia di leopardo dei servizi che crea disparità fra i cittadini. In ciascun ambito verranno garantiti per numero e qualità i livelli minimi di servizi e strutture. In più, introduciamo regole certe, come per l’accreditamento dei servizi, e fissiamo standard oggi inesistenti. E grazie alle Oasi – ha concluso Forte -, ci muoviamo verso una maggiore integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari”.

Di parere diverso è il vicepresidente della commissione Tonino D’Annibale (Pd) il quale ha dichiarato: “Il centrodestra presenta questo disegno di legge come utile a razionalizzare il governo delle politiche sociali del Lazio. In realtà, è il disegno di chi vuole distruggere qualsiasi forma di programmazione. L’ipotesi d’inserire ben dodici nuove direzioni generali (Oasi) con aggravio di costi per la burocrazia – ha proseguito D’Annibale – centralizza servizi che saranno lontani dalle reali esigenze dei cittadini. Questa proposta penalizza le fasce più deboli della società, peraltro introducendo la pratica del voucher, vale a dire la moderna versione della vecchia tessera di povertà, e ripescando goffamente le colonie estive. Avevamo presentato un testo di legge condiviso da tutte le forze di maggioranza e opposizione nella precedente legislatura e con tutti i protagonisti delle politiche sociali del territorio. La maggioranza non l’ha preso in considerazione – ha concluso D’Annibale -, ma ha proseguito con l’esame di questo testo che ha incassato giudizi negativi da tutti i soggetti auditi, comprese le Province governate dal centrodestra, con la sola eccezione del Comune di Roma”.

Il nuovo modello del welfare regionale

Sessanta gli articoli. Numerosi gli emendamenti, sia di maggioranza che di opposizione, approvati nell’iter in commissione. In armonia con la legge quadro nazionale del 2000, il provvedimento disegna un nuovo sistema dei servizi sociali nel Lazio. A cominciare dal passaggio dagli attuali 55 distretti socio-sanitari alle Oasi (Organismo per le azioni sociali integrate), con l’individuazione di un Ambito territoriale ottimale (Ato) più ampio, che coincide territorialmente con quello dell’Asl di riferimento. L’Oasi è un consorzio formato dai comuni dell’Ato: è responsabile dell’attivazione dei servizi a livello locale, grazie al lavoro di personale tecnico-amministrativo specializzato nel settore sociale, e ha l’obbligo del pareggio di bilancio. Responsabile della programmazione locale, definita Rete sociale locale con durata triennale, è invece la Conferenza dei sindaci dell’Ato, guidata da un presidente e disciplinata da un apposito regolamento. Anche la Giunta viene dotata di uno strumento di programmazione triennale: la Rete sociale regionale, che è predisposta previa consultazione di enti pubblici e privati, sindacati e organismi del settore, ed è sottoposta all’esame del Consiglio regionale.

Tra le novità più importanti della riforma sociale, il Quoziente Lazio. Uno strumento che, migliorando l’Isee, modula in maniera più equa le tariffe dei servizi e delle prestazioni socio-assistenziali in relazione alla situazione economica e sociale delle famiglie, con particolare attenzione alla presenza di minori, anziani e disabili. C’è, poi, l’introduzione nel Lazio come prima regione in Italia del sistema internazionale Icf per la valutazione dei bisogni delle persone con disabilità. Altra novità, l’accreditamento per i servizi socio-assistenziali, che si aggancia alla previsione dei voucher di cura: buoni per l’acquisto di prestazioni sociali da soggetti accreditati. L’obiettivo è innalzare la qualità e il controllo, anche attraverso la diretta facoltà da parte della Regione di effettuare verifiche, così come per mezzo della valutazione degli interventi dell’intero sistema integrato con la redazione triennale di un bilancio sociale. Infine, c’è l’introduzione dello standard di un assistente sociale ogni diecimila abitanti, salvo la possibilità di prevedere un numero maggiore di operatori in rapporto alle particolari esigenze dei singoli territori.

La riforma riconosce il contributo del volontariato in tutta la filiera della programmazione e nell’ambito della formazione, valorizzandone il contributo in termini di coesione economica e sociale. Di pari passo, assicura “l’informazione, la consultazione, la concertazione e la contrattazione sindacale” nell’attuazione della legge. Al sistema sociale integrato concorrono anche le province, che conservano le funzioni nel campo dei servizi sociali attribuite dall’articolo 150 della legge regionale n. 14 del 1999. Per quanto riguarda il ruolo di Roma Capitale, riconosciute le sue peculiarità, concorre agli obiettivi contenuti nella programmazione regionale. Attenzione, inoltre, ai fenomeni sociali sorti negli ultimi anni, come le nuove dipendenze.

Presenti, oltre al presidente Perazzolo e all’assessore Forte, i consiglieri Annalisa D’Aguanno (Pdl), Tonino D’Annibale (Pd), Luigi Nieri (Sel), Francesco Pasquali (Fli), Isabella Rauti (Pdl, poi sostituita da Carlo De Romanis), Olimpia Tarzia (Per), Anna Maria Tedeschi (Idv).

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