“ORO E INCENSO”. IL GIP HA EFFETTUATO PER ROGATORIA L’INTERROGATORIO DI GARANZIA

“ORO E INCENSO”. IL GIP HA EFFETTUATO PER ROGATORIA L’INTERROGATORIO DI GARANZIA

Il Gip del Tribunale di Latina Tiziana Coccoluto oggi ha effettuato per rogatoria l’interrogatorio di garanzia nei confronti di D.C.e  A.C., entrambi di 28 anni di Formia, arrestati nei giorni scorsi dai Carabinieri dei Nas e dell’agenzia delle Dogane, ora ai  domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Oro e Incenso” contro la  diffusione delle “smart drugs”, ovvero sostanze stupefacenti prodotte in  laboratorio e apparentemente innocue. I due, assistiti dall’avvocato
Luciano Riccardelli, hanno rigettato le accuse formulate nei loro riguardi dalla Procura della Repubblica di Catania, di aver immesso sul  mercato, attraverso due negozi aperti a Roma e a Cassino, droghe sintetiche sotto la falsa apparenza di deodoranti per ambienti. D.C. soprattutto ha dichiarato di non essere stato a conoscenza di cosa vendeva e, quando l’ha capito, ha restituito le quote dell’attività commerciale di Roma che gestiva insieme ad A.C..

Il Gip Coccoluto si è riservato la decisione se revocare la misura restrittiva emessa con le accuse di associaziona a delinquere finalizzata alla vendita e alla ricettazione di sostanze contraffatte. L’avvocato Riccardelli comunque ha preannunciato la presentazione di un ricorso davanti il tribunale della Libertà di Catania. L’operazione dei Nas era scattata in seguito alle segnalazioni di almeno trenta episodi di grave intossicazione e oggetto di allerta da parte del Dipartimento delle politiche antidroga e del ministero della Salute. In alcuni casi la Hurricane, il prodotto più richiesto, veniva venduta persino in distributori automatici sotto la falsa apparenza di deodoranti. In realtà, se fumato, poteva avere effetti altamente tossici. In tutto i militari avevano posto sotto sequestro 12 esercizi commerciali per un valore di un milione e mezzo di euro e hanno oscurato un sito web di un’azienda torinese che era il capofila del traffico illecito. Tutte le materie prime provenivano dalla Cina e venivano poi lavorate e miscelate in laboratori per poi essere venduti negli “smart shop” o commercializzati via internet. La società torinese è stato accertato che aveva la sede legale fittiziamente ubicata nella Repubblica Ceca.

Scritto da Saverio Forte

 

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