MERCATI A CHILOMETRO ZERO ANCORA LONTANI, L’INTERVENTO DI ERMINIO DI NORA

*Erminio DI NORA*

L’impennata di benzina e gasolio ha pesato sui consumatori ma anche sulle imprese agricole che hanno visto crescere notevolmente i costi. L’85 per cento dei prodotti agroalimentari viaggia con l’autotrasporto su gomma e questo ha influito sui listini.

La possibilità di effettuare la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli risultava già prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228, tuttora in vigore, avente come oggetto: “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’ articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57”.

Secondo tale articolo “gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità”.

La filiera corta, o a circuito breve, è quell’insieme di attività che prevedono un rapporto diretto tra produttore e consumatore, singolo o associato, che accorcia il numero degli intermediari commerciali e diminuisce il prezzo finale. Tra le esperienze di filiera corta ci sono i mercati del contadino.

Lo spirito che alimenta questa proposta è indubbiamente quello della crescita dell’intera collettività, della riqualificazione e valorizzazione della figura del contadino, dell’avvicinamento alla terra da parte delle nuove generazioni, anche attraverso la trasformazione dei prodotti, l’immagine di un turismo eco-sostenibile, il sapore della loro genuinità, l’umiltà e la costanza di chi dalla terra trae il proprio sostentamento.

Dopo una breve analisi della situazione socio-economica, e dopo aver avanzato questa proposta anche alla precedente amministrazione comunale di Minturno, mi chiedo il perché non si possa creare un ulteriore filo diretto tra agricoltore e consumatore, basato soprattutto sulla qualità e sulla rintracciabilità della filiera commerciale, diretta in maggior misura al consumo e all’utilizzo dei prodotti tipici locali, divisi per stagionalità delle produzioni ed evitare così aggravi di costi e di consumi, ridando visibilità alle aziende agricole presenti sui diversi territori intercomunali.

Gli strumenti legislativi e attuativi ci sono, creati in parte anche per fare in modo che la Terra non finisse per essere unicamente una “discarica” sulla quale continuare a favorire gli investimenti della criminalità organizzata.

Un ritorno al futuro attraverso il passato: la Terra.

scritto da: Erminio Di Nora (www.erminiodinora.com)

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