MONTE SAN BIAGIO, DA LUNEDI’ 2 GENNAIO CIMITERO CHIUSO E COMUNE QUASI PARALIZZATO PER LA DISATTIVAZIONE DI 23 LSU

Il Comune di Monte San Biagio e le strutture di sua competenza da lunedi 2 gennaio rischiano la paralisi quasi completa. Lo hanno denunciato i 23 LSU la cui convenzione scade sabato 31 dicembre e per la cui stabilizzazione nessun elemento, anche minimo, è giunto dalla Regione Lazio. Ma, oltre ad alzarsi la voce della protesta degli interessati, in paese c’è stato lo stesso sindaco, Gesualdo Mirabella, che, nel corso di un incontro con gli stessi LSU, ha detto a chiare note che da lunedì 2 gennaio il comune rischia la paralisi. A meno che un miracolo, come quello della seduta protratta fino a notte fonda per assegnarsi i “vitalizi d’oro”, porti il governo regionale ad adottare un provvedimento all’ultimo momento per salvare dalla disoccupazione tanti padri e madri di famiglia che, a causa anche dell’età avanzata, non hanno facili possibilità di essere reinseriti in altra occupazione.

A Monte San Biagio i 23 LSU sono i superstiti di una schiera che, con il tempo, era arrivata a contare anche 120 unità. Ridottisi sistematicamente nel tempo, dal 3 marzo 1997, gli ultimi 23 sono stati inseriti sia nelle funzioni impiegatizie, si in quelle manuali. Per soli 540 euro al mese (senza contributi di ogni tipo, ma sottoposti ai controlli fiscali in caso di malattia) portano avanti uffici, cimitero, polizia locale, lavorando 20 ore a settimana, distribuite in modo che la giornata venga occupata dalla mattina alla sera, senza lasciare loro la possibilità di arrotondare il magro stipendio con un secondo lavoro.

Dieci di loro operano negli uffici comunali, con situazioni da paradosso in quanto l’eventuale loro disattivazione priverebbe il settore dell’unico impiegato dipendente. E’ questo il caso dell’ufficio tributi, dove il dirigente ha come dipendenti 2 LSU, dell’ufficio collettivo che raggruppa anagrafe, stato civile, statistica, elettorale, leva e censimento (1 dirigente, 1 impiegato, 2 LSU). L’assurdo si registra nell’ufficio Lavori Pubblici dove una LSU per tre giorni presta servizio come addetta al settore e, per gli altri giorni, è impegnata come vigile urbano, sempre con qualifica di LSU.

Chi, addirittura rischia la chiusura, è il cimitero che può contare sul lavoro di due soli addetti, rigorosamente targati LSU. E questi dati il sindaco Mirabella li conosce bene e li ha ricordati nell’incontro con i 23 precari, rinnovando ancora una volta, insieme al biasimo per l’assurdo ritardo o dimenticanza della regione Lazio, l’appello per l’adozione urgente del provvedimento che salvi dal lastrico 23 nuclei familiari. Da parte loro, anche per tenere la protesta attuale e incisiva, i 23 LSU lunedi si presenteranno normalmente sui loro posti di lavoro e, pur senza prestare servizio, perchè disabilitati dalla cessazione del rapporto di lavoro, testimonieranno, con la loro presenza, il disagio e la rabbia delle rispettive famiglie e di tanta parte dell’opinione pubblica che li sostiene, così come sta accadendo anche a Sperlonga (13 LSU) e Campodimele, con lo stesso numero di precari.

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