Operazione “Golfo”, Bardellino resta in silenzio davanti al GIP

Operazione “Golfo”, Bardellino resta in silenzio davanti al GIP

*Angelo Bardellino*

Archiviato l’ultimo fine settimana, non si è spento, tutt’altro, l’eco derivante dai clamorosi arresti operati dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione anti-camorra condotta a Formia e denominata “Golfo”.

Oggi sono ripresi gli interrogatori di garanzia per gli otto arrestati e, sulla falsariga del comportamento processuale tenuto venerdì davanti il Gip del Tribunale di Roma Annamaria Fattori da Calisto Bardellino e Ivan Tamburrino, Angelo Bardellino e i fratelli Raffaele e Pasquale Carbone, hanno fatto altrettanto. Questa mattina c’era molta attesa, presso il carcere di Frosinone dov’è detenuto, per l’interrogatorio per Angelo Bardellino, il primogenito di Ernesto e ritenuto dagli inquirenti la “mente” dell’organizzazione dedita al racket delle estorsioni nel Basso Lazio.

Difeso dagli avvocati Mario Pellegrino e Emilio Martino, Bardellino tecnicamente si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Gip del Tribunale di Frosinone Francesco Mancini che doveva svolgere l’interrogatorio per rogatoria ma l’ha fatto per una sola ed unica motivazione: il Gip Mancini non conosce il contenuto delle 332 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa da un altro magistrato di Napoli, dal quale Bardellino vuole essere sentito per contestare l’architettura di un’ordinanza che, attraverso i suoi legali, ha fatto sapere di ritenere dal contenuto povero e senza uno straccio di denuncia. Angelo Bardellino, inoltre, ha ribadito la sua innocenza ed estraneità in relazione ai fatti e alle responsabilità che gli vengono attribuite – è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso e di riciclaggio – dichiarando la propria disponibilità, anche in attesa del pronunciamento del Tribunale del Riesame, ad essere interrogato dal Gip che ha firmato l’ordinanza.

Analogo modus operandi è stato tenuto dai fratelli Raffaele e Pasquale Carbone, difesi dall’avvocato Massimo Signore.

scritto da: Saverio FORTE

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