***video***MAFIA E CAMORRA NEL BASSO LAZIO ATTRAVERSO IL MOF DI FONDI, MANETTE PER IL FRATELLO DI RIINA E IL FIGLIO DI “SANDOKAN” SCHIAVONE

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IL RUOLO DI VENANZIO TRIPODO 

*Gaetano Riina e Nicola Schiavone*

Sono 9 le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del tribunale di Napoli ed eseguite nei confronti di appartenenti a diverse organizzazioni di tipo mafioso operanti in Campania e Sicilia, colpendo anche persone di elevato spessore criminale con ruolo di vertice nel clan dei Casalesi nel casertano, dei Mallardo in provincia di Napoli e di Cosa Nostra in Sicilia. Le indagini svelano l’esistenza di un accordo da cui mafia e clan traevano vantaggio: per i casalesi e i loro alleati partenopei la gestione monopolistica attraverso la ditta “La Paganese” di tutti i trasporti dei prodotti ortofrutticoli da e per il centro Sud relativamente ai mercati siciliani di Palermo, Trapani, Catania, in parte anche Gela e Fondi; e per i siciliani, almeno di quelli che avevano un interesse diretto nel settore della vendita e distribuzione dell’ortofrutta, come gli Sfraga, il libero accesso e vendita di loro prodotti nei mercati della Campania e del Lazio cancellando la concorrenza. Alla base dell’accordo c’è stato un incontro a Reggio Calabria tra Antonio Sfraga, suo figlio Giovanbattista, Gaetano Riina e Antonio Venanzio Tripodo, figlio di “Don Mico”, ai vertici della ‘ndrangheta, testimone di nozze proprio di Salvatore Riina.

Venanzio Tripodo

Un incontro voluto dagli Sfranga e teso a spianare la strada alla famiglia siciliana nel mercato di Fondi, il cui accesso era controllato proprio da Tripodo, referente mafioso e ‘regolatore’ del commercio presso il mercato di ortofrutticolo di Fondi. Le indagini che hanno portato alla scoperta che l’alleanza prevedeva anche un traffico di armi, nell’ambito del quale sono stati compiuti i 9 arresti, si sono avvalse anche di videoriprese nel piazzale della ditta casertana, con un ripetersi di scene di uomini che trasportavano pistole, bombe, fucili e casse di kalashnicov trascinate per terra in piena notte per nasconderle nelle intercapedini dei tir diretti nei mercati ortofrutticoli siciliani. Dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia emerge, inoltre, una sinergia tra criminalità organizzata fondata su reciproci interessi economici che influenza l’economia del settore e i prezzi dei singoli prodotti.

Oltre a Gaetano Riina, coinvolti nell’inchiesta Nicola Schiavone e Carlo Del Vecchio, per la parte casertana, e della camorra napoletana Francesco Napolitano, intervenute anche in prima persona per garantire gli equilibri e per affermare posizioni dominanti.

*Massimo e Antonio Sfraga*

E’ Gianluca Costa il collaboratore di giustizia che ha dato inzio alla seconda parte delle indagini sulla ditta La Paganese Trasporti che ha portato all’arresto del figlio del capoclan dei Casalesi Francesco Schiavone, Nicola, Francesco Del Vecchio, Patrizio Picardi, i siciliani Antonio e Massimo Sfraga, il fratello del boss Totò Riina, Gaetano, Francesco Napolitano, Carmelo Gagliano e Pasquale Coppola. A rivelarlo in conferenza stampa è stato il procuratore aggiunto della Dda di Napoli Federico Cafiero De Raho: “Alla base dell’accordo tra mafia e camorra c’ è uno scambio di favori – ha dichiarato De Raho – ed è stato scoperto un traffico di armi che avveniva nelle ditte specializzate nel trasporto di frutta”. “Di certo le armi queste persone non le collezionavano – ha spiegato il questore di Caserta Guido Longo, siciliano di origini -. Le detenevano per usarle, le immagini catturate dalle telecamere sono state fondamentali per l’evoluzione dell’inchiesta”.

*Costantino Pagano*

Centinaia le intercettazioni ambientali inserite nell’ordinanza di 244 pagine firmata dal gip Pasqualina Paola Laviano. Decine le persone ascoltate. Uno dei trasportatori siciliani, chiamato in Questura di fronte alle forze dell’ordine, dice: “Costantino Pagano che si trovava in compagnia di Francesco del Vecchio, mi invitò a seguirlo nello scantinato sottostante la sua abitazione in Frignano via Roma. Appena giunti nel locale, il Pagano mi puntò la pistola al fianco minacciandomi di uccidermi perchè ritenuto da Del Vecchio responsabile della ’soffiata’ alla polizia scaturita poi nell’arresto dello stesso Pagano e di Salvatore Frontoso.

*Carlo Del Vecchio*

Più precisamente, mentre Pagano mi puntava la pistola, Del Vecchio afferrandomi per il collo, mi minacciava dicendomi: “Siciliano! Io ho un amico nella caserma di Caserta. Se vengo a sapere che la telefonata l’hai fatta tu io ti metto sotto terra a te e a tutta la razza tua!”. Successivamente, dopo circa una settimana, Pagano si scusò con me in quanto suo cugino, omonimo, gli aveva mandato un fax dove si evinceva che c’erano delle indagini in corso da parte della Polizia nei confronti di Giuseppe D’alterio detto “Peppe o’ marocchino” e sul mercato di Fondi”.

[AGI]

L’OPERAZIONE

*Nicola Schiavone*

Gli agenti della Squadra mobile di Caserta stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare a carico di nove persone, presunte affiliate al clan dei Casalesi attivo nel casertano, clan Mallardo attivo nel napoletano e la cosca capeggiata da Totò Riina. Quattro dei destinatari si trovavano già in carcere, tra questi Nicola Schiavone figlio del boss Francesco detto ‘Sandokan’ e il fratello di Totò Riina. Gli arresti di stasera rappresentano il prosieguo di un’attività investigativa svolta dagli agenti del centro Dia di Roma. Mafia e camorra secondo quanto si è appreso da fonti investigative sarebbero state assieme in affari per speculazioni nel basso Lazio.

L’indagine precedente aveva evidenziato l’importanza assunta dal clan ”dei Casalesi” che, al fine di aggiudicarsi il controllo esclusivo nello strategico settore dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli sulle tratte da e per la Sicilia, aveva stretto una vera e propria alleanza con esponenti di spicco della Mafia siciliana e con i loro emissari imprenditoriali, che controllavano il commercio all’ingrosso e la distribuzione di tali beni nei principali mercati dell’isola. Il prosieguo delle indagini, grazie anche all’apporto di collaboratori di giustizia quali Gianluca Costa, uomo di fiducia e dipendente di Pagano, di Francesco Cantone e di Salvatore Laiso, hanno pemesso di acquisire nuovi e gravi indizi a carico dei destinatari della presente misura restrittiva. In particolare, gli investigatori hanno accertato il pieno coinvolgimento di Nicola Schiavone, figlio di Francesco Sandokan, arrestato il 15 giugno 2010 dalla Squadra Mobile di Caserta quale mandante dell’omicidio di tre affiliati, nella gestione della ”Paganese Trasporti” e nella fittizia intestazione a Costantino Pagano di quote societarie appartenenti al proprio gruppo famigliare.

*Michele Zagaria*

Infatti, secondo le nuove acquisizioni investigative, il delfino e reggente del clan Schiavone, veniva coinvolto direttamente nella gestione della ditta, anche per derimere i contrasti insorti con altre organizzazioni camorriste del napletano, allorché Costantino Pagano intraprendeva una vera e propria guerra di conquista dei mercati campani che, fino ai primi anni del 2000, erano controllati da ditte di trasporto contigue ai clan Mallardo di Giugliano in Campania (Napoli) e Licciardi di Secondigliano (Napoli), tanto da indurre a ritenere che il primogenito di Sandokan fosse il vero dominus della ”Paganese”. Infatti, l’interesse del clan Schiavone sulle attività dei mercati ortofrutticoli è stato confermato dal collaboratore Francesco Cantone il quale ha riferito di un incontro avvenuto dopo l’arresto di Pagano e Paolo Schiavone, figlio di Francesco ”Cicciariello”, tra Nicola Schiavone e Michele Zagaria, determinato dal proposito di quest’ultimo di estendere la propria influenza sullo strategico mercato di Fondi, uno dei più grandi d’Europa, attraverso commercianti ed imprenditori a lui collegati. In quella circostanza Nicola Schiavone intimò al latitante di non intromettersi con una frase inequivocabile: ”Michele tu vuoi bene a mio padre?… Allora devi velere bene anche a me! Lascia stare il mercato di Fondi perchè è una cosa che me la vedo io…”. Inoltre, riferiscono gli investigatori, il collaboratore Gianluca Costa ha fornito ulteriori elementi a carico di Francesco Del Vecchio, fratello di Carlo, e figlio di Paolo, entrambi arrestati nel contesto della citata operazione ”Sud Pontino”, rivelando come i Del Vecchio, referenti diretti degli Schiavone fossero i veri depositari di ogni potere decisionale nella gestione delle attività criminose – quali il traffico di armi – e non, della ”Paganese Trasporti”.

Secondo le indagini, le armi erano state importate dalla Bosnia grazie alla complicità di militari che vi prestavano servizio nel corso delle missioni di pace effettuate dopo il conflitto nell’ex Jugoslavia, utilizzando per il trasporto i loro mezzi di servizio. La disponibilità da parte dei ”casalesi” di armi importate dall’Est Europa, peraltro, ha avuto recente conferma nel sequestro operato dalla Squadra Mobile di Caserta a San Cipriano d’Aversa (Caserra), nell’abitazione di un insopsettabile muratore, di un arsenale costitutito da kalashnikov, mitra Breda e mitra Zaga di costruzione nella ex Jugoslavia. Tra i destinatari della misura cautelare eseguita nel corso della notte, figurano anche due esponenti di spicco del clan ”Mallardo” di Giugliano in Campania (Napoli), Francesco Napolitano, ritenuto l’attuale reggente del clan, e Patrizio Picardi, entrambi coinvolti nelle attività illecite finalizzate ad imporre, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro notoria appartenenza alla cosca, agli imprenditori operanti nei mercati ortofrutticoli della Sicilia, della Calabria e della Campania di rivolgersi alla ditta ”Panico Trasporti”, contigua al clan giuglianese e concorrente della ”Paganese”, per i trasporti su gomma sulle citate tratte.

*Il Mercato Ortofrutticolo di Fondi*

Peraltro, i rapporti tra la ”Paganese”, e quindi Casalesi, e Gaetano Riina sono confermati dalle intercettazioni ambientali effettuate nel corso delle indagini presso gli uffici della ditta che documentavano in una circostanza la presenza della figlia di Riina. Inoltre, secondo le indagini, e come confermato da Costa, l’accordo con la mafia siciliana permetteva a Pagano, cioè ai casalesi, non solo di avere la preminenza nei trasporti di prodotti ortofrutticoli da e per la Sicilia, ma, soprattutto, di divenire il punto di riferimento e quindi, di fatto, controllare tutti i padroncini e le piccole imprese di trasporti, campane, siciliane e calabresi, che intendevano lavorare sulla stessa tratta. In questo modo Pagano, sulle tratte da lui egemonizzate, raccolti gli ordinativi dei trasporti dai commercianti, in parte li soddisfaceva con i suoi mezzi e in parte li distribuiva a propria discrezione fra i piccoli trasportatori che, però, erano costretti a pagare una provvigione, realizzando una moltiplicazione degli utili e il controllo capillare di tutte le attività dei mercati sottoposti alla sua egemonia. Inoltre, la disponibilità di una flotta di autoarticolati così imponente, costituita da centinaia di automezzi, poteva essere funzionale anche ad altre attività illecite del clan ”dei casalesi” come il traffico di armi. Circostanza peralrtro confermata dal sequestro di un imponente arsenale, costituito da mitra AK 47 Kalashnikov, mitragliatori pesanti Breda, lanciarazzi, numerose granate e bombe a mano e migliaia di munizioni operato dalla Squadra Mobile di Caserta nel luglio 2006, il cui acquisto era stato commissionato da Pagano per conto degli ”Schiavone-gruppo Del Vecchio”.

*Ricostruzione della Polizia di Stato di come potrebbe essere il volto di Matteo Messina Denaro*

Il collaboratore Gianluca Costa ha offerto un ulteriore contributo sulle alleanze strette tra i Casalesi ed i vertici di Cosa Nostra siciliana, tra cui Gaetano Riina, fratello di Salvatore, e i fratelli Sfraga, referenti imprenditoriali delle famiglie ”Riina-Messina Denaro” nel settore della distribuzione all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli. Proprio alla luce di tale contributo, la Dda ha contestato a Gaetano Riina, ai fratelli Sfraga e all’imprenditore Carmelo Gagliano, titolare di una ditta di trasporti a Marsala, il reato di concorso esterno all’associazione di tipo mafioso ”clan dei Casalesi”. Al riguardo, Costa ha fornito un importante contributo sulle strategie impenditoriali di Pagano che attraverso i fratelli Sfraga intendeva acquisire il controllo esclusivo dei trasporti da e per i mercati della Sicilia Occidentale, offrendo in cambio un accesso privilegiato sui mercati campani e su quello strategico di Fondi, estromettendo tutti gli altri vettori campani, tra i quali il gruppo Panico, referente nel settore del clan Mallardo di Giugliano in Campania. In particolare, Costa ha riferito di una riunione avvenuta in Sicilia a cui partecipò Pagano insieme a Sfraga, a Gaetano Riina e a Carmelo Gagliano in occasione della quale, in cambio del monopolio esclusivo dei trasporti sulle tratte Sicilia Occidentale-Campania-Fondi, offriva agli imprenditori Sfraga la forza di intimidazione del clan dei Casalesi per consentire loro di ampliare e consolidare le loro posizioni commerciali nei mercati campani ed in quello strategico di Fondi, dove aveva esautorato altre ditte di trasporti collegate alla ‘ndrangheta calabrese. Infatti, gli Sfraga, grazie alla loro appartenenza alla cosca mafiosa mazaro-corleonese, avevano acquisito il monopolio nella produzione e nella commercializzazione all’ingrosso di alcuni prodotti ortofrutticoli, in particolare i cocomeri, che poi, in virtù dell’accordo con ”i casalesi”, distribuivano, in regime di monopolio sui citati mercati attraverso la ditta di trasporti ”La Paganese”.

[AdnKronos]

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