LA DIA SEQUESTRA BENI PER 110 MILIONI DI EURO A IMPRENDITORE ROMANO: RAMIFICAZIONI IN PROVINCIA DI LATINA

*Federico Marcaccini*

La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria – a seguito di una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata d’iniziativa dal Direttore della DIA, Dott. Alfonso D’Alfonso – ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Roma – Sez. Mis. Prev., nei confronti di Marcaccini Federico, 34enne nativo di Roma ed ivi domiciliato.

Il Marcaccini, imprenditore operante nel settore immobiliare, ambientale e del commercio di autovetture, risulta essere stato sottoposto ad un provvedimento restrittivo di fermo emesso in data 29.11.2010 dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, nei confronti di 77 soggetti ritenuti organici ad una vasta e ramificata consorteria criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, nell’ambito dell’operazione “Overloading”.

Le indagini avevano consentito di far emergere la caratura criminale del noto trafficante internazionale di droga Bruno Pizzata, melitese, legato alle cosche di San Luca (RC), il quale, ricorrendo ai consolidati canali di rifornimento stabiliti con i narcotrafficanti sudamericani nel corso di una lunga carriera criminale, si era reso responsabile dell’importazione di svariati quantitativi di cocaina.

All’interno dello scenario investigativo delineato, Marcaccini Federico, alias “il pupone”, era ritenuto dagli inquirenti uno dei principali finanziatori delle illecite attività programmate e realizzate dall’organizzazione criminale ed era solito interloquire, non soltanto con il nominato Bruno Pizzata, ma anche con esponenti malavitosi di San Luca e Locri quali Sebastiano Pelle, (cl. 71), Antonio Pelle (cl. 86) e Giuseppe Pelle (cl.82).

In data 05.12.2010 il Gip presso il Tribunale di Catanzaro ha disposto l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dell’immobiliarista, il quale, successivamente, è stato scarcerato con provvedimento del Tribunale del Riesame di Catanzaro del 19 gennaio 2011.

Risultando il Marcaccini a vario titolo interessato alla conduzione di numerose aziende operanti in svariati settori imprenditoriali a fronte della sua giovane età e, soprattutto, della modestissima posizione reddituale ufficialmente declarata, il Centro Operativo della D.I.A. di Reggio Calabria ha dato inizio ad una articolata e complessa attività di indagine patrimoniale volta a verificare le modalità di acquisizione dell’ingentissimo patrimonio societario e personale riconducibile all’imprenditore.

Al termine degli approfonditi accertamenti di carattere economico – patrimoniale, il Direttore della D.I.A., dott. Alfonso D’Alfonso, ha formulato una corposa ed esaustiva proposta di misura di prevenzione personale e patrimoniale, che il Tribunale di Roma ha recepito emettendo, ai sensi della normativa antimafia, il provvedimento di sequestro anticipato di beni, ritenendo sussistente il fondato pericolo di sottrazione e/o dispersione dei beni riconducibili al Marcaccini nonché una lampante sproporzione tra il valore dei beni posseduti ed i redditi dallo stesso dichiarati.

Nel provvedimento ablativo del Tribunale di Roma, si evidenzia testualmente: “alla luce degli elementi rappresentati dall’Organo proponente, degli atti e dei documenti allegati alla richiesta, e della inquietante pendenza giudiziaria – il Marcaccini è da ritenere soggetto coinvolto in contesti di criminalità organizzata dedita al traffico di sostanze stupefacenti, ed è, altresì, da ritenere che egli, anche attraverso le aziende da lui direttamente o indirettamente gestite, ha fornito supporto finanziario e di copertura a detta illecita attività e , pertanto, rientra, a pieno titolo, tra i soggetti destinatari di misure di prevenzione, personali e patrimoniali, del tipo di quelle richieste;”.

Attraverso un’ analitica disamina delle operazioni immobiliari effettuate dalle decine di aziende che gli sono riconducibili, è stato rilevato come nel corso degli anni 2008 e 2009 (gli stessi che fanno da sfondo anche alla condotta illecita di traffico di sostanze stupefacenti che al Marcaccini viene contestata con l’ Operazione Overloading), il proponendo abbia concluso l’acquisto di pregiati beni immobili del valore di decine di milioni di euro mentre, a partire dalla seconda metà dell’anno 2009, abbia proceduto al formale disimpegno della miriade di partecipazioni sociali che gli facevano capo, attraverso il ricorso all’intestazione fittizia a compiacenti prestanome.

Con il provvedimento adottato a carico del Marcaccini, effettuato con la collaborazione del Centro Operativo D.I.A. di Roma, è stato disposto il sequestro del patrimonio riconducibile allo stesso, al momento stimato in circa 110 milioni di euro, tra cui figurano, in particolare:

il patrimonio aziendale e le quote sociali di 31 società di capitali , di cui 25 con sede in Roma, quattro in provincia di Roma e due a Latina operanti nei settori immobiliare (20 società), edilizio (4 società), ricerca e sviluppo nei comparti ambientale e tecnologico (3 società), commercio autovetture (3 società) e gestione servizi aeroportuali (una società).
disponibilità finanziarie aziendali e personali, in corso di quantificazione, con blocco già apposto a rapporti per circa 1,5 milioni di euro orologi e monili di cospicuo valore contenuti in una cassetta di sicurezza.

Tra i beni societari di particolare pregio si segnalano: in Roma l’immobile locato alla società di gestione del teatro Ghione – quest’ultima estranea ai fatti ed al sequestro – adiacente piazza San Pietro; un immobile a 4 piani nella centralissima via Cesalpino; un fabbricato con 10 unità immobiliari in via Ripetta; tre immobili adibiti a garage e magazzini per complessivi 1800 mq nelle centrali via Tuscia, via Leone Magno e via Santa Maria delle Fornaci. E ancora due immobili adibiti ad uso alberghiero a Taormina (ME) e Fabrica di Roma (VT), due ville a più piani con ampio parco annesso a Sabaudia ed altre villette ed appartamenti a Fabrica di Roma, Mentana e Rignano Flaminio.

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